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L’11° edizione di Spring Attitude si è svolta il 16 e 17 settembre negli Studi di Cinecittà.

Si è conclusa l’undicesima edizione dello Spring Attitude, che ha visto esibirsi in un’ affascinante e portentosa “Roma Imperiale“, sui palchi allestiti negli studios di Cinecittà, artisti come Cosmo, Todd Terje, Fulminacci, Nu Genea, Ellen Allien, Ditonellapiaga e molti altri. Templi, botteghe e un arco di trionfo hanno fatto da cornice a un continuo flusso musicale dalle più variegate sfumature: dal jazz al pop, dalla classica all’elettronica; dal funk alla techno scura.

Intrigante e suggestiva la location; fantasiosa e stimolante l’alternanza musicale tra un palco ed un altro. I due stage – Genera e Molinari – sono apparsi come un binomio ben costruito e strutturato, focalizzato sul dinamismo e sulla possibilità di raccogliere e condividere emozioni, idee e visioni.

Credit Photo: Spring Attitude

Grande performance del cantautore Marco Jacopo Bianchi, in arte Cosmo: il suo pop futuristico abbraccia melodie elettroniche sperimentali e riesce ad espandersi in un multiverso onirico. Non deludono i partenopei Lucio Aquilina e Massimo di Lena, oggi conosciuti come Nu Genea. Il loro sound folkloristico e popolare diverte, fa ballare e, perché no, “dimenticare”. Anche se, detto fra noi, potrebbero spingersi ancora oltre i “classicismi”, grazie al loro particolare background musicale.

Insomma, un tocco minimale ed inesplorato non guasterebbe di certo in quel funk napoletano.

Ottima esibizione anche dell’artista romano Fulminacci, che ha portato con sé sul palco Daniele Silvestri, facendo cantare e saltare con  il noto brano “Salirò” tutto il pubblico presente al festival  (quasi 5mila persone quella sera). Bello il set dei Red Axes che hanno mixato dischi di una techno morbida e melodica, ricca di voci. Emozionante l’omaggio dei Calibro 35 al maestro Ennio Morricone. Funzionale e gradevole il live indie del polistrumentista Venerus.

Incredibile Iosonouncane: un’ora di vibrazioni intense, spiazzanti e travolgenti. Male The Blessed Madonna ed Ellen Allien, attraverso il loro sound duro non sono riuscite ad adattarsi alla realtà duttile e malleabile dello Spring. Non è possibile inoltre passare dai Nu Genea alla dj tedesca come nulla fosse, senza qualcuno che facesse da filtro e accompagnasse, passo dopo passo, il pubblico verso nuove mete sonore.

Non sono mancati i classici problemi “italiani”: lunghe ed interminabili file apparivano spesso per poter acquistare cibo e bevande.

Era vietato poter uscire dagli studi di Cinecittà, questo non ha permesso ai paganti di poter scegliere di fluire nella massima libertà, il tutto non ha portato ad altro che ad una rimpolpata sempre più evidente delle file. L’acqua costava 2€, un drink 10. Troppo per un festival che vuol mostrarsi (e si mostra, nella maggior parte dei casi) accogliente come Spring Attitude. Niente di eclatante, ma piccoli aspetti su cui lavorare per poter crescere e migliorare in un futuro prossimo.

Credit Photo Spring Attitude

Difficile tornare dopo due anni di pandemia, difficilissimo che non accadano imprevisti e che tutto scorra liscio. Ma, nonostante ciò, il risultato finale è senza alcun dubbio più che buono. Questo grazie all’immenso lavoro della “mente” Andrea Esu, direttore artistico. Colpisce la volontà di voler abbattere le barriere sociali e musicali, e del voler cercare in tutti i modi di unire, e non dividere, come fossimo tutti parte di una grande forza. E sappiamo, soprattutto negli ultimi tempi, come questo sia divenuto estremamente complicato.

Immense le potenzialità dunque di questo festival dalle mille sfaccettature, rappresentante di un incontro tra ricordi e premonizioni, ma anche artefice di un destino caratterizzato da alcuni e normalissimi ostacoli da dover superare. Ma siamo fiduciosi affinché questo accada, e molto presto. Perché, in fin dei conti si sa, nella “magica” e, questa volta, Antica Roma tutto è possibile.