Terrence Dixon annuncia su Tresor il nuovo EP “When Stars Remember”: un viaggio tra groove frammentati e texture monumentali.
Terrence Dixon ritorna sull’etichetta iconica Tresor Records, consolidando, attraverso la sua musica, il legame storico tra Detroit e Berlino: un dialogo sotterraneo che continua a scrivere la storia della musica elettronica. Con l’EP “When Stars Remember”, in uscita il prossimo 13 marzo 2026, Dixon sembra voler ridefinire, ancora una volta, i confini di quel minimalismo che lo ha reso una figura di culto per oltre trent’anni.
Ascoltando i quattro pezzi che compongono l’opera, la prima sensazione che ci investe è quella di una struttura ben calibrata, precisa nell’ intenzione e nella costruzione sonora. Una concezione della techno che si snoda in una tessitura continua e impetuosa. I temi affrontati dai synth non si limitano a guidare la melodia: risuonano piuttosto come dei tappeti sonori che ci immergono in un mondo fatto di viaggi mentali. È un approccio che tradisce un’esigenza profonda di modernismo musicale: essenziale, privo di orpelli e tremendamente efficace.

Terrence stesso, solitamente restio a parlare del proprio lavoro, ha ammesso di aver cercato un contatto più diretto con il dancefloor per questa uscita.
“Volevo che questo disco suonasse più forte, monumentale”, ha dichiarato. E in effetti, il groove minimale che permea le tracce sembra sottolineare proprio questa urgenza: farsi sentire, occupare lo spazio fisico oltre che quello mentale.
Tuttavia, è nella gestione dei dettagli che si riconosce la mano del maestro. Prendiamo ad esempio “The Art of Possible”, in cui l’’atmosfera si fa più fisica grazie a incastri di synth e basso arpeggiati che dialogano in un botta e risposta serrato. C’è ancora quel mood da “tappezziere” musicale, una certa capacità unica di rivestire il silenzio con texture avvolgenti, nonostante ciò il centro dello sviluppo del brano è focalizzato sul groove. È un momento di svolta nell’ascolto, dove la cerebralità lascia spazio al movimento del corpo.

Il singolo apripista, “Mono Collapse”, offre una chiave di lettura perfetta per comprendere la tecnica di Terrence Dixon: la sovrapposizione. Mettendo insieme tre o quattro suoni sulla stessa traccia, l’artista crea qualcosa che è maggiore della somma delle parti. È un gioco psicoacustico: se si ascoltano questi toni stratificati abbastanza a lungo, il cervello inizia a modificarli, a sentire cose che non si erano notate all’inizio, o forse cose che non sono nemmeno lì.
L’EP si chiude con “Code of the Forgotten”, un brano che eleva l’intera uscita facendola percepire quasi come un mini-album completo piuttosto che una semplice raccolta di tracce. Qui emerge una narrazione più complessa, raccontata attraverso l’uso sapiente e scandito di scenari musicali. I groove si fanno frammentati, quasi a rispecchiare il tema centrale che ha ispirato Dixon: l’assenza. “I Dimenticati” per lui non sono persone, ma principi fondamentali come la lealtà, l’onestà e il rispetto, valori che sembrano svanire nella vita moderna.
In un’epoca in cui tutto è veloce e spesso superficiale, Terrence Dixon ci invita a fermarci e ad ascoltare ciò che sta tra le righe. “When Stars Remember” è un richiamo a un’umanità che cerca di ritrovarsi attraverso le macchine, un viaggio sonoro dove il minimalismo diventa, paradossalmente, un’esperienza monumentale.
Matteo Viti
