Che cosa è oggi underground? Da una conversazione ordinaria del team Parkett abbiamo deciso di raccontare cosa rappresenta per ognuno di noi questa parola.
In un martedì ordinario in redazione tra un caffè e un nuovo disco da ascoltare, come spesso accade nel nostro gruppo di lavoro è nato un confronto su una domanda tra le più forse comuni in qualsiasi Mag di musica elettronica:- Che cos’è davvero l’underground, oggi? – Ci siamo accorti subito che non esiste una risposta univoca.
Oggi Underground è una parola che sembra indicare tutto e il suo contrario, che per alcuni coincide con l’assenza di numeri e per altri con l’assenza di compromessi; che può essere spazio fisico, attitudine, comunità, resistenza, estetica o semplice rifiuto del mainstream.
Eppure, tra le righe delle riflessioni che seguono, emergono costanti precise: l’idea di comunità prima del profitto, di relazione diretta prima dell’intermediazione, di autenticità prima del posizionamento. L’underground come gesto di indipendenza, come spazio inclusivo, come pratica di ricerca, come resistenza culturale. Ma anche come parola svuotata, talvolta autocelebrativa, che necessita di essere ripensata criticamente.
Ve lo spoileriamo: non troverete una risposta definitiva. Abbiamo provato a disegnare una mappa di sguardi che, messi insieme, provano a restituire complessità a una parola che continua a farci discutere e, forse proprio per questo, a essere ancora così fortemente necessaria.
Per me l’underground è una maniera di intendere la musica e l’ambiente relazionato ad essa che esce da quello schema “gerarchico” in cui ci si sente fuori posto, migliori o peggiori di qualcun altro. Non è né questione di comparazione, né di numeri (quanti stream fai con la tua musica, quanti followers hai e via dicendo), né quanto fai, visto che questo purtroppo molto spesso dipende anche dal tuo privilegio. Ritrovarsi in degli spazi inclusivi e aperti alla diversità, dove ogni cosa si distribuisca in maniera equa e nel rispetto di tutti, e soprattutto dove ci si concentri sulla qualità della musica e sull’importanza di una community fondata sull’ascolto collettivo.
Elisa mauri
Per me underground è qualcosa di autentico e alternativo, un modo genuino di vivere la scena, un ambiente dove contano l’energia e la creatività e non l’apparenza
Barbara Misurello
Personalmente reputo che il termine underground sia legato non solo alla musica/genere e agli artisti ma anche al contesto socioculturale attorno ad essa/i, non è un termine “fisso” nè per generi nè per artisti, ma mutevole e legato soprattutto alle persone che orbitano una determinata scena (più questa diventa grande più il filtro dei suoi “fan” diventa largo, fino a non rientrare più nella categoria di underground, non solo per meri numeri ma per deviazione del messaggio che il genere/scena/artista rappresenta al principio)
Stefano Ranieri
Per me underground significa una reale connessione tra artista e pubblico, con una ridotta se non completamente assente presenza di intermediari come piattaforme digitali, algoritmi o trend. È l’espressione più sincera di amore per la musica o l’arte in generale, in quanto basata sulle scelte degli artisti e non regolata dal mercato. Ed è un mondo dove la differenza tra artista e pubblico si assottiglia, dove il primo non si posiziona su un piedistallo rispetto al secondo, ma entrambi i ruoli viaggiano sulla stessa linea d’onda; un mondo dove l’unica vera protagonista è la musica, non i grandi nomi che pompano le lineup o la spettacolarizzazione del singolo.
Marta Ferro

Per me l’underground oggi è tutto quello che non è pubblicizzato, che si scopre e che porta a scoprire nuova musica, nuovi talenti, nuovi locali e nuovi formati.
Lorenzo Giudice
Il termine “Underground” per me è sinonimo di sottoculture, altrimenti dette controculture. Underground è tutto ciò che non è mainstream, che ribolle come magma, che fermenta e si muove sotto smuovendo e ribaltando il sopra, che è alla periferia rispetto al centro. L’Underground è soprattutto un’attitudine, una filosofia di vita, una postura anticonformista e un modo di pensare basato sulla libertà individuale, l’anti-autoritarismo e l’autenticità, che si manifesta sicuramente in opposizione alla cultura tradizionale e di massa, implicando un rifiuto dei valori dominanti, privilegiando sperimentazione e libertà espressiva, spesso attraverso forme alternative e sistemi di diffusione indipendenti. Un po’ come è stato, per esempio, con generi quali il punk in ambito rock o la techno o l’hardcore in ambito elettronico. È Underground tutto ciò che si crea, si muove, si manifesta in una modalità “altra”, diversa dall’ordinario. Ed è per tanti di questi motivi che da sempre affascina e attira a sé adepti, per lo più giovani, o comunque persone in cerca di identità alternative, spesso in opposizione ai valori consumistici o tradizionali, proponendo una “rivoluzione culturale” dal basso.
Skatena
Per me “Underground” è tutto ciò che vuole restare per “pochi”, che non segue le regole e che sfida stereotipi e in generale i fenomeni di cultura di massa.
Carmela Massa
Tutto ciò che non è commerciale e non viene suonato nei grandi locali conosciuti, andando molte volte anche contro a cosa vuole il pubblico proprio per non commercializzarsi.
Nicola Rinaldi
Underground: dal basso e per il basso. Nato tra la gente, parla alla gente, lontano dalle regole del mainstream.
Flavia Nitto
Underground è attitudine. Un modo di concepire ciò che ci sta intorno e ciò che ci suona nelle orecchie. È controtendenza, evoluzione silente che porta a cambiamenti rumorosi. È la forza che ti spinge a cercare nei posti in cui nessuno guarda, alla ricerca del suono perfetto
Gianluca Faliero

Per me il termine underground ha cambiato significato nel tempo. Ho iniziato a conoscerlo da ragazzino, grazie a mio fratello maggiore che negli anni ’90 mi faceva ascoltare le sue audiocassette. Avevo dodici, tredici anni e quel mondo sonoro che lui chiamava underground era per me qualcosa di nascosto, non etichettato, libero, capace di muoversi tra house, techno, downtempo senza bisogno di definirsi.Col tempo tutto si è spezzettato in sottogeneri e oggi la parola underground viene usata quasi sempre in contrapposizione al mainstream. Per me mainstream significa ciò che diventa fenomeno popolare, capace di attirare anche persone che non hanno nulla a che vedere con quel linguaggio musicale. Per questo trovo che il concetto di underground oggi sia un po’ fuorviante. A volte lo si presenta come il luogo della verità, ma nella pratica vedo nicchie che si autocelebrano e poi finiscono per essere tutte uguali. Nella scena in cui mi muovo, dai club più esposti alle feste più di nicchia, vedo che l’omologazione esiste ovunque, anche dove ci si definisce alternativi. Nell’epoca dei social questa parola è diventata ancora più vecchia, perché osservare e imitare porta naturalmente all’omologazione. Per questo oggi preferisco parlare di autenticità. Essere autentici richiede una fatica enorme e una coerenza vera, ed è proprio per questo che ho una grande stima per chi sceglie quella strada. È difficile, è controcorrente ed è il vero valore aggiunto.
Manuel D’Amario
Per me l’underground è tutto ciò che non si adatta alla superficie, resta ai margini, affascinante proprio perché talvolta incompreso. Richiede attenzione, consapevolezza e uno sguardo curioso per coglierne il valore nascosto.
Simone Straqen
La parola underground si riferisce a qualcosa di nascosto, di sotterraneo, non solo in senso fisico ma soprattutto simbolico. Rappresenta un modo di vivere e creare altro da quello che normalmente è visto o accettato. L’underground lo associo anche alla libertà.
Selene Salerno
Underground come non convenzionale o fuori dagli schemi
Dante Silvio Santodirocco
Per me underground rappresenta un modo di esprimersi senza adattarsi a mode, canoni o qualsivoglia impostazione non dettata dalla propria arte e dalla voglia di comunicare qualcosa di autentico. è ciò e chi non si adatta al sistema in cui è inserito e si discosta, per puro senso di indipendenza e di non-appartenenza; è un atto di ribellione(e anche per questo è sempre più difficile trovare contesti e/o artisti realmente underground)
Alessandra Bianchini
Per me l’underground è voler andare a fondo, spaziare e ricercare. È tornare alla collettività, dare valore allo spazio da abitare e condividere il ritmo con il prossimo senza paura di giudizio. Sono i bassi potenti, scarpe comode e libertà di movimento.
Livia Massacesi

Underground per me significa resistenza: restare fedele a ciò che senti, anche quando è scomodo. È continuare a creare perché ne hai bisogno, non perché qualcuno lo pretende. È un’attitudine alla creatività senza compromessi, un modo di proteggere una visione che nasce da un impulso autentico.
Marco Bardin
Per me l’underground è quel posto un po’ nascosto dove il suono ti parla senza filtri: crudo, vero, e ti ci perdi dentro perché ti fa sentire vivo.
Alessandro Cicchelli
Quando penso all’underground penso a scene più indipendenti, fuori dai soliti circuiti commerciali dove l’obiettivo principale è il profitto. Ambienti in cui l’arte sembra più libera da limiti, più raw, e quindi più legata alla cultura e alla sperimentazione che al lucro. Suoni che non rientrano magari in canoni definiti più mainstream o magari sottogeneri difficilmente incasellabili. Mi vengono in mente i centri sociali, i Motel Connection al CSA di Torino e tutte quelle realtà che spesso fanno fatica a sostenersi: piccoli collettivi, club che supportano le scene locali. Qualcosa che, per certi aspetti, può risultare meno accessibile: se penso alla ricerca di musica più “underground”, immagino qualcosa che non è spinto dagli algoritmi, che richiede un digging un po’ più accurato. Ma dal punto di vista della community e della possibilità di partecipare agli eventi (anche considerando l’aspetto economico), sicuramente è più accessibile e friendly
Martina Castronovi
Per me l’underground è libertà e indipendenza. Un amore radicale per ciò che si fa e che si ascolta, slegandosi totalmente dalle norme dettate dalla società e dai trend
Federica Cifone
Per me underground è tutto ciò che cresce ai margini: spazi, persone e pratiche che non cercano la visibilità, ma la possibilità di costruire un modo diverso di stare insieme. un ambiente che si riconosce attraverso codici condivisi, come ci si veste, cosa si ascolta, come ci si comporta, e che si mantiene vivo grazie all’esperienza diretta.Il mainstream al contrario è ciò che nasce per essere riconosciuto da tutti. Vive di esposizione e accessibilità. Mentre l’underground vive di contesto, poiché lo capisci e costruisci se lo abiti. Risponde a un altro ritmo e a un altro bisogno rispetto al mainstream
Margherita Caprioli

Potrei sbagliarmi (anzi spero di sbagliarmi), ma non ho avuto la fortuna di vivere gli anni in cui l’underground era qualcosa di davvero tangibile. Chi ha respirato quella scena probabilmente ha una prospettiva diversa dalla mia, però io posso parlare solo da figlia del mio tempo, e finora tutto l’underground che ho incontrato è solo una versione più fragile e facilmente “assorbibile” da ciò che la circonda.A me oggi l’underground sembra solo un’identità che vive in contrapposizione e non al di fuori, e proprio per questo finisce intrappolata nello stesso gioco che vorrebbe evitare. L’underground oggi costruisce una sua immagine, un suo posizionamento, una sua estetica e delle sue regole, e quindi fatico a vedere quel reale spazio di libertà che invece professa.Quelle poche realtà davvero indipendenti sono talmente rare e difficili da intercettare, e allo stesso tempo così esposte alla pressione del sistema attorno a loro, che spesso durano poco o vengono inglobate prima di diventare un vero riferimento. E questo perchè viviamo in un’epoca in cui tutto ciò che è “di nicchia” può diventare trend in una settimana, e quando la nicchia diventa appetibile, viene assorbita
Benedetta Annecchini
Descrivere l’underground sembra semplice ma non lo è affatto.. si tratta anche di una serie di sensazioni psico fisiche che a parole non si possono ben spiegare.. è il punto in cui la musica smette di chiedere il permesso per dare libero spazio ad un’espressione artistica pura. Senza cercare like né seguire regole di marketing (se non quelle di base.. essenziali per non rimetterci totalmente, quando si organizza un evento.. ad esempio) e perseguendo solo connessioni autentiche tra esseri umani. Un linguaggio che a tratti senti muoversi addosso. Non è un genere, né un posto preciso. Lo vedo anche un po’ come un modo di stare nel mondo, pragmatico.. senza troppe vetrine inutili
Gabriele Marzella
L’underground è una forma di resistenza, è uno spazio differente di ascolto e diffusione di idee. Il problema, oggi, sta nel fatto che quello che ieri era l’underground ha perso la sua identità, confondendosi o sovrapponendosi a quello che era il mainstream.
Marco Romagno
Per me l’underground è soprattutto consapevolezza.Consapevolezza degli spazi (fisici e non), delle persone e infine della musica. Un forma trasversale che si condensa nell’indipendenza di chi suona e di chi ascolta, diretta, senza fronzoli, che abbraccia l’errore, lo sporco e per questo è anche luogo di curiosità e sperimentazione. Il concetto di underground, per me, gira molto intorno al concetto di contatto umano. Nell’underground vengono prima le persone e poi la musica.
Nicola Raponi
Per me l’underground è dove ci si incontra per coltivare insieme suoni e realtà che fanno fatica a trovare spazio altrove. Una dimensione in cui si può continuare a resistere attraverso il divertimento. Ad oggi penso che il termine underground venga usato troppo generosamente, in alcuni casi anche per descrivere realtà piuttosto mainstream. Credo comunque che sia possibile trovare realtà underground in tutte quelle situazioni in cui il senso di comunità, i rapporti interpersonali, e la voglia di fare festa, vengono prima del profitto economico o la voglia di seguire un trend.
Viola Ferrante
Libertà, inclusione, suoni, amore, passione. L’Underground per me non è un qualcosa che si può identificare né fisicamente né idealmente È qualcosa che riesco a trovare in alcuni posti, in alcune persone e dentro le atmosfere. L’undergroud sono i momenti che si riescono a vivere più puri e senza costruzioni.
Daphne Dei

Per me underground non ha una vera e propria definizione, ma è più una sorta di stile di vita che vuole abbracciare diversi aspetti del modo di porsi alla musica, ma non solo.Oggi si usa underground per definire qualsiasi movimento che si autoproclami controcorrente, andando purtroppo esattamente contro il concetto di questo termine, uniformandolo e conformandolo alle norme dei costrutti sociali di cui siamo schiavi. Io credo che l’underground abiti la musica – e non solo – in modo più ampio e più libero. Una volta i punk erano punk veri, underground, solo se avevano le scarpe più bucate degli altri, oggi cosa definisce underground? Non fare i video alle feste? Produrre whitelabel? Essere respingenti di fronte all’evoluzione?Forse, per quando mi riguarda almeno, una delle forme di manifestazione dell’underground più potenti è la gentilezza, che può essere davvero rivoluzionaria. Gentilezza e accoglienza sono le prerogative da cui si genera una comunità che si pone l’obiettivo di essere priva di giudizi e di aspettative. Quella che noi oggi chiamiamo scena elettronica, nasce circa 45 anni fa come forma di totale accettazione di diverse minoranze o, comunque, di qualcuno che non riusciva a identificarsi in un altro gruppo sociale. Oggi credo che per parlare di underground dovremmo proprio ricominciare ad accendere i riflettori su questo aspetto più comunitario, mettendo da parte tutto ciò che è giudizio e limitante nei confronti dell’altro, a prescindere da chi sia.
Alessandra Sola
Per me underground è tutto ciò che nasce lontano dai social e da grandi manifestazioni. Nel mondo del clubbing e della musica, forse è un modo di vivere senza cercare approvazioni, seguendo ciò che ci piace davvero, senza una reale spiegazione. È un’attitudine fatta di libertà, ricerca e comunità: persone diverse che si riconoscono nello stesse emozioni.
Alice Zaccardi
