In occasione della release su Never Sleep di Gabber Eleganza con “Crushed Angels” e della partecipazione al MArteLive abbiamo incontrato The Delay In the Universal Loop.
The Delay In the Universal Loop è il progetto sonoro di Dylan Iuliano, produttore e musicista campano classe 1995. Attivo fin da giovanissimo sulla scena internazionale, il suo stile attraversa e destruttura le coordinate di elettronica, noise, ambient e post-club, in un flusso sonoro visionario e iper-espressivo.
Con all’attivo pubblicazioni su etichette internazionali e un’attitudine fortemente sperimentale, Dylan ritorna ora con un nuovo EP pubblicato da una delle label legate al network di Gabber Eleganza — un lavoro che riconferma la sua capacità di spingere il suono oltre i margini del genere. In occasione dell’uscita, lo abbiamo intervistato per approfondire l’universo che alimenta la sua ricerca.

Benvenuto Dylan, e grazie per essere con noi! Sei tornato di recente con nuovi progetti, live e collaborazioni che mostrano ancora una volta la tua capacità di reinventare e destrutturare i generi musicali. Il tuo nuovo EP “Crushed Angels” è uscito a inizio ottobre per la label di Gabber Eleganza. Come si è sviluppata questa collaborazione e cosa rappresenta per te questo lavoro?
Grazie a voi di avermi invitato!La collaborazione con Never Sleep è stata spontanea dopo che con Alberto (Gabber Eleganza) ci siamo scritti per un po’ di tempo e beccati in un paio di occasioni. Seguo i suoi progetti da molto tempo e la cosa che apprezzo di più dell’etichetta è che non è legata a un genere specifico, ha tanti progetti diversi tutti unici e incatalogabili con il filo conduttore di un approccio spontaneo, estremo e non convenzionale alla musica elettronica. Riguardo all’EP, incarna uno dei momenti più caotici e strani della mia vita in cui da un lato provavo una malinconia sconfinata per aver perso alcune delle fondamenta su cui poggiava la mia vita, dall’altro l’adrenalina incredibile di vedere un futuro imprevisto manifestarsi davanti ai miei occhi.
Il singolo “M29”, uscito poco prima, è stato descritto come un mix tra witch house ed elettronica berlinese. In che modo il tuo periodo a Berlino ha influenzato il tuo approccio al suono?
Frequento Kreuzberg da molti anni e mi ci sono sempre sentito a casa, il fatto di essermici trasferito in pianta stabile l’anno scorso ha influito enormemente su questi brani (forse “M29” tra tutti) probabilmente più che per le influenze musicali, per il tipo di connessioni umane potenti che ho avuto, a partire dalla persona che mi ha incoraggiato a spostarmi lì trovandomi un appartamento nella mia area preferita di Kreuzberg. Berlino poi per me è sempre stata una città in cui è difficile fare un passo senza che avvenga qualcosa di intenso, stimolante, a volte life-changing.
Presenterai “Crushed Angels” in anteprima live a breve. Come sarà portare questo nuovo materiale dal contesto dello studio al palco?
Sono molto emozionato, e ancora di più di farlo in contesti come il roBOt a Bologna e MArteLive a Roma. Quando è uscito il primo singolo a fine Agosto l’ho presentato a Berlino con una data al West Germany, una venue storica a Kotbusser Tor, e iniziare a percepire l’impatto nel mondo vero di una musica che ho sempre e solo ascoltato in solitudine è davvero difficile da spiegare. In generale, quando lavoro in studio se c’è qualcosa che sto facendo che mi piace penso sempre “non vedo l’ora di suonarlo dal vivo davanti a delle persone”. Sono molto legato all’aspetto irl della musica, forse anche per il mio background in band rock, punk.
Questo weekend hai suonato al MArteLive, evento che unisce musica, arti visive e performance. Che tipo di energia ti aspetti di trovare e cosa pensi del ruolo di questi eventi nella scena indipendente italiana?
Al di là dei singoli nomi del MArteLive (penso ai Plaid che suonano il giorno prima di me che sono da sempre una delle mie band preferite, o a Laura Agnusdei che seguo e stimo moltissimo e con cui sono felice di condividere la serata) credo che ci sarà una bellissima energia, mi sento sempre a casa quando sono con persone che dedicano la propria vita alle stesse cose a cui la dedico io, soprattutto in momenti difficili e di grandi cambiamenti come quelli che sta affrontando la musica oggi.
Molte delle tue ultime uscite sono autoprodotte. Quanto cambia il tuo modo di lavorare quando sei completamente libero da vincoli esterni?
Non ho mai percepito grandi differenze, soprattutto perché ho avuto la fortuna di lavorare solo con etichette che non mi hanno mai chiesto di cambiare niente della mia musica o di me stesso. Immagino che a livelli più alti sia diverso, e probabilmente non mi farebbe stare bene dover avere un approccio “corporate” alla composizione o alla promozione di un mio lavoro. In generale, per me fare musica è un processo molto spontaneo e vorrei rimanesse sempre così.Questo
Questo si riflette anche sul versante visivo, con Sathyan, che ha fatto la copertina dell’EP e del singolo, mia amica da 16 anni. Il video di “M29” è prodotto da SanZero, fondata da mio fratello e da alcuni dei miei migliori amici. È stato così anche per Cendrine Rovini, Phillip Kremer, Logan di Tachyons+, Irene Dattini, Chiara Rigione (scomparsa due anni fa) che hanno prodotto varie copertine dei miei dischi e miei video in passato, ma anche Paolo sul versante booking, la stessa Never Sleep. Essere indipendente per me significa soprattutto lavorare con persone che stimo enormemente sul piano umano prima ancora che artistico.
Il tuo processo creativo sembra sempre più legato alla stratificazione di suoni, ambienti e influenze culturali trasversali. Come definiresti oggi il tuo metodo di produzione?
È cambiato molto negli anni. Quando ero più piccolo (penso a “Split Consciousness” ad esempio, uscito nel 2015) ero molto più massimalista. Volevo che ogni singola cosa che facevo musicalmente contenesse tutto ciò che ho da dare, tutto ciò che amo, ogni roba che facevo doveva essere il mio testamento e il minimalismo mi sarebbe sembrato un fallimento. Oggi sono molto più rilassato, ho capito quali sono le cose che mi interessa di più perseguire musicalmente e le porto avanti con convinzione. Mi concentro su molti meno elementi ma selezionati con estrema cura, ho le mie tecniche di cui mi fido e in cui mi identifico.
Sei passato anche da Radio Raheem nella tua crescita artistica: che tipo di spazio rappresentano per te le radio indipendenti oggi, nel panorama dominato da algoritmi e playlist?
Quella di Radio Raheem fu una bella esperienza, amo l’idea delle radio indipendenti e ascoltare i mix degli artisti ospiti mi ricorda di quando i miei fratelli maggiori mi passavano le cassettine con i mixtape della loro musica preferita riversata e selezionata con cura. Hai proprio ragione, è un panorama dominato da algoritmi e playlist in cui anche le radio istituzionali che fanno un lavoro di ricerca si basano principalmente sulle cose più recenti che gli uffici stampa gli propongono, da etichette di cui magari già si fidano. Le radio indipendenti restano uno spazio molto meno contaminato dalle dinamiche di mercato e un modo bellissimo di scoprire musica nuova o di esplorare il gusto di un artista attraverso la sua musica preferita.
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Nel dicembre 2023 hai celebrato i dieci anni di “Disarmonia” con una ristampa in streaming. Che effetto ti ha fatto tornare a quel primo lavoro?
“Disarmonia”, che ormai ha 12 anni, è un album veramente diverso da quello che faccio ora. È in italiano, c’è un sacco di chitarra dentro (che per me in quel momento era il mezzo espressivo primario), non mi ci identifico più ma sono molto grato di averlo fatto e grato alla Jestrai di averci creduto. Quando l’ho fatto frequentavo ancora il liceo, facevo filone a scuola (come si dice da noi) per andare a registrare musica, e c’è un altro album fatto nello stesso anno con la mia band dei tempi (Lumina Solis) che mi è capitato di riascoltare di recente e mi dà la stessa identica sensazione: musica urgente di un giovane uomo che dopo lunghissimi anni di malattia sta cercando con difficoltà di trovare il suo spazio nel mondo. Quest’anno, tra le altre cose, sono anche 10 anni dall’uscita di “Split Consciousness”, sto invecchiando!

Hai attraversato un periodo di cambiamenti personali che hai accennato anche in alcune comunicazioni. In che modo tutto questo ha influito sulla tua musica recente?
Il primo pezzo che ho composto dell’EP è la title track “Crushed Angels”, a Luglio 2024. In quel momento mi sembrava di essere solo, in una notte infinita e su un veicolo che non può essere fermato, come nel video di “M29”.
Mi sono sentito così per la stragrande maggioranza dei mesi successivi, anche a Berlino per tutto l’inverno, estremamente rotto, come la musica che è finita nell’EP. L’ultimo brano che ho scritto cronologicamente è “M29”, che è una forma di risoluzione di tutto il periodo e che inizialmente mi sembrava una dedica a una persona specifica. Riascoltandola ora capisco che è una dedica alla mia anima, nel senso di sentirmi finalmente a posto con me stesso.
Dopo questo periodo così prolifico, hai già visioni o progetti in cantiere per il 2026?
Ho molte idee e spero di riuscirle a concretizzare, quest’anno ho avuto la fortuna di comporre la musica originale per uno spettacolo del Klaipedos Musikinis Teatras in Lituania, coreografato da Elly Bruno, mi piacerebbe continuare a fare cose che toccano mondi per me inesplorati.
