Per celebrare l’uscita di “Ritmomento” abbiamo intervistato Eternal Love: siamo partiti dal parlare del disco, ma poi la passione ha avuto la meglio.

Alcune interviste procedono in modo lineare e ordinato, quasi accademiche. E poi, ce ne sono altre – come questa con Eternal Love – che si trasformano in vere conversazioni, ricche di deviazioni, risate, piccole provocazioni e, soprattutto, di idee che continuano a girare in testa anche dopo la fine di una brillante conversazione.

Ciò che doveva essere una semplice discussione sul loro nuovo progetto si è trasformato in un ampio dialogo sul significato di fare musica oggi: il valore della radio come palestra, il rapporto tra mondo fisico e digitale, l’ansia di rinnovamento continuo e l’importanza, invece, di essere riconoscibili come persone, prima ancora che come brand.

Il risultato è stata una conversazione sorprendentemente sincera, a tratti ironica, mai guidata da convenienze diplomatiche – come la volontà di promuovere “Ritmomento“.

Dalla web radio milanese che ha dato vita al progetto alla cultura musicale italiana che continua a influenzarne l’immaginario, fino a una riflessione chiara sul clubbing contemporaneo e sulla comunicazione nell’era dell’algoritmo: ogni risposta ha sempre aperto nuove porte sulla visione di Federico Facchinetti ed Edoardo Aldini, senza mai esaurire l’argomento.

Più che difendere un’idea, Eternal Love dimostra di voler abbracciare un’attitudine: scoprire sempre qualcosa di nuovo. Cercare la bellezza è per loro un’esigenza quotidiana.

Ed è forse proprio questa la cosa più interessante emersa dall’incontro: in un mondo che ci spinge a vivere velocemente, loro parlano di un fuoco interiore. Non si tratta di andare più lentamente, ma di andare più in profondità. Di vivere. Di ascoltare. Con un “amore eterno” verso la musica.

Ciao Ragazzi, bevenuti su Parkett! Partiamo dalla Radio: uno strumento che mi è parso di capire abbia fatto parte del vostro percorso, almeno in termini di formazione mentale e artistica – costruire una scaletta per uno show, saper gestire i tempi etc. Cosa rappresenta per voi questo medium?

Eternal Love (EL): La radio per noi non è teoria: è proprio il punto di origine. Fede portava avanti una web radio a Milano, Rocket Radio, e “Eternal Love” era il nome dello show mensile che andava in onda lì.

Quindi sì, in un certo senso tutto nasce da lì, dal dover pensare una scaletta, costruire un viaggio, dare un senso al tempo di ascolto delle persone. Non mettere tracce a caso, ma raccontare qualcosa.

Dite che è cambiata come tendenza?

(EL): Ai tempi l’ascolto aveva un peso diverso. La gente si fermava. Dedicava attenzione. Oggi, salvo rari casi, siamo tutti molto più distratti con musica ovunque, continuamente, spesso come sottofondo.

Però c’è anche l’altro lato della medaglia: chi decide di ascoltare davvero adesso lo fa al 100%. Va più a fondo, cerca, scava. È meno quantità ma più intensità.

Ha senso per un DJ arrivare in radio?

(EL): Dipende dal perché lo fai. Se è per status, probabilmente no, quell’epoca è finita da un pezzo. Se è per imparare a costruire un racconto musicale, a gestire tempi, energie, attenzione… Allora sì, è una palestra incredibile.

La radio ti obbliga a pensare alla musica in modo meno egoista e più narrativo. E non è una skill così diffusa come si pensa, perché oggi molti vogliono suonare, ma pochi vogliono davvero far ascoltare.

Eternal Love. ©️Fonte: Ufficio Stampa

L’apertura del canale YouTube “Eternal Love” è forse una naturale evoluzione: proporre in modo ancora più capillare il proprio gusto musicale. Ma quindi sbaglia chi pensa che nel web ci sia solo musica fast-food?

(EL): Pariamo da una verità scomoda: a noi il fast food piace! Cioè, ogni tanto un panino schifoso alle due di notte ha perfettamente senso. Il problema non è il fast food, ma mangiare solo quello e pensare che sia l’unica cucina che esiste. Nel web succede uguale.

Interessante il parallelismo.

(EL): C’è tantissima musica “veloce”, usa e getta, pensata per durare lo spazio di una seduta in bagno. Non è colpa del mezzo, è come lo usi.

Internet è anche il posto dove puoi andare più a fondo di qualunque negozio di dischi degli anni ’90, se vuoi davvero farlo. La differenza la fa sempre l’intenzione.

Il canale YouTube è nato proprio così: non per fare contenuto, ma per condividere il nostro gusto e renderlo disponibile a tutti. Poi certo, se qualcuno vuole ascoltare musica come si mangia un panino da ubriachi alle 4 del mattino… Zero giudizio.

Basta sapere che da qualche parte esiste anche la cena fatta bene e noi pensiamo di stare più da quella parte lì.

Che poi il vostro progetto musicale è anche un po’ figlio di questa evoluzione digitale, no?

(EL): Senza il digitale probabilmente tante cose non sarebbero successe, o sarebbero successe molto più lentamente. Il punto però non è lo strumento, è l’ansia che ci hanno costruito attorno.

Oggi sembra che se non sei “nuovo” ogni tre settimane sei già vecchio. Se non hai un’estetica iper-definita sei invisibile. Se non pubblichi continuamente sparisci. È una pressione reale, soprattutto per chi inizia, ma anche un po’ una trappola mentale.

Perché il rischio è confondere velocità con identità.

E voi come vi vivete tutta questa situazione?

(EL): Noi cerchiamo di viverla in modo più creativo e proattivo possibile, usando gli strumenti di oggi senza farci usare. L’estetica ci interessa tantissimo, ma come conseguenza di un mondo che esiste già, non come travestimento per sembrare qualcosa.

E la novità, se arriva, arriva perché sei cambiato tu, non perché devi battere l’algoritmo. Forse la cosa più rivoluzionaria adesso è prendersi il tempo di costruire qualcosa che duri più di una stagione.

Che non vuol dire andare lenti, vuol dire andare a fuoco. Il paradosso è che in mezzo a tutta questa rincorsa, chi ha davvero qualcosa da dire prima o poi emerge comunque.

Non perché è più bravo con internet, ma perché è più riconoscibile a livello umano.

Eternal Love. ©️Fonte: Ufficio Stampa

La vostra identità artistica si basa molto sull’idea di fisico: andate spesso alla ricerca di vinili, siete musicalmente radicati a quel suono più analogico.

(EL): Questa è una di quelle domande dove dovresti rispondere diplomatico per tenere buoni tutti. e Fede non è molto bravo in questo (ridono, ndr). Secondo noi fisico e digitale non sono comunque in guerra, si aiutano anzi se sai gestire le tempistiche e il senso delle cose.

Noi siamo legati ai dischi, alla ricerca fisica, al suono analogico, ma non perché siamo nostalgici romantici. È perché quel processo ti obbliga a rallentare, a scegliere, a sviluppare gusto. Non puoi skippare ogni 12 secondi. Devi stare dentro alla musica e questo diventa è una palestra mentale enorme.

Come vivete però il mercato musicale che è sempre più liquido e unicamente proiettato ad una distribuzione digitale?

(EL): Il mercato liquido di oggi invece ha un accesso infinito, una distribuzione immediata, possibilità pazzesche e sarebbe stupido non usarlo. Il punto è non farsi trascinare dal ritmo sbagliato.

Se tutto esce subito, tutto sparisce subito. Se costruisci aspettativa, contesto, desiderio anche il digitale acquista peso. Alla fine, non è il formato che rende la musica importante, ma quanto sei disposto a crederci tu prima di pubblicarla.

Il paradosso è che in mezzo a tutta questa rincorsa, chi ha davvero qualcosa da dire prima o poi emerge comunque. Non perché è più bravo con internet, ma perché è più riconoscibile a livello umano.

Edoardo il tuo gusto musicale si è formato in anni di ascolto. Il mixaggio è venuto solo successivamente. Quanto ha contribuito il crescere in un contesto culturale come Milano?

Edoardo (E): Effettivamente ho passato anni ad accumulare dischi prima ancora di capire che avrei potuto “suonarli” – sul “mixarli”, poi, non ne parliamo forse ancora adesso (ride, ndr).

Ho approcciato il mondo della musica elettronica e “da ballo”, relativamente tardi – 16 anni è tardi? (aggiunge Edoardo, ndr).  Fino a quel momento non avevo mai pensato che quella musica, jazz, city pop, reggae etc. Potesse essere apprezzata da altri in una situazione sociale.

Per questo il contesto radio è stato, fin dall’inizio, una cosa molto figa per me, perché mi permetteva di trasportare il mio ascolto in cameretta in un contesto un po’ più grande ma ancora molto intimo.

Eternal Love. ©️Fonte: Ufficio Stampa

E, nello specifico, la tua esperienza a Radio Raheem ha intaccato in qualche modo sul tuo gusto di produrre?

(E):  In questo i ragazzi di Raheem sono stati super accoglienti. Mi ricordo che avevo scritto a uno di loro su Facebook ai tempi, mandando un mix di roba jazz davvero noiosissimo (ride,ndr).

In quegli anni Milano aveva una scena molto florida, per quanto ricordo: diverse realtà radio molto fighe, tra cui Raheem e Rocket Radio e anche un club che ha significato tanto per me: il DUDE Club.

Non ricordo la primissima volta lì nella prima venue, ma nella seconda location rimasi paralizzato davanti a Kai Alce, che mi faceva proprio sentire coccolato con quella soulful house che solo lui sa fare. Non avevo mai sentito una cosa così. Da lì, amore.

Ascoltando questo disco, ho avvertito non solo la volontà di proporre musica “da ballare”, ma anche l’obbiettivo di produrre musica da condividere: un suono collettivo, un rito estetico. Due domande: quanto influisce il riscontro del pubblico (e i feedback di quest’ultimo) nel vostro gusto di produzione?

(E): Questo disco, nello specifico, devo dire che rispetto all’ultimo progetto è nato, almeno dal mio punto di vista, proprio dall’esigenza di fare quello che ci piace davvero, fregandocene di a chi potesse piacere, di come potesse funzionare o di dove potesse andare.

Ci siamo seduti io e Fede e abbiamo iniziato a buttare giù idee, che ovviamente andavano nella direzione in cui spesso si muovono anche le nostre ricerche di digging.

In questo disco nello specifico credete possa esserci stata qualche particolare suggestione musicale ad avervi influenzato?

(E): Il mondo world, afro, l’elettronica mista a sonorità etniche: è un immaginario che ci ha influenzato molto nella produzione del disco, ma che influenza da sempre anche i nostri DJ set.

Cerchiamo quasi sempre di inserire elementi di questo tipo e credo che da quel punto di vista ci distingua parecchio. Secondo me questa cosa deriva, forse anche inconsciamente, dalla consapevolezza della grande cultura italiana legata a questo “genere”.

eternal love

Eternal Love. ©️Fonte: Ufficio Stampa

Spiegami meglio.

(E): È magari una subcultura che spesso passa in secondo piano o viene dimenticata, ma tutto il mondo della scena afro-cosmic italiana ha significato e continua a significare tantissimo per determinate scene odierne.

La nostra sicuramente. Il fatto di rappresentarla un po’, nel nostro piccolo, in una forma modernizzata mi gasa molto. Non mi capita spesso di essere patriottico, (ride,ndr). Però forse in questo caso mi piace esserlo.

Federico invece tu hai un passato moto interessante. Cercando in rete ho scoperto che fra i tanti lavori che hai fatto hai sempre lavorato a contatto con il pubblico. Credo che entrare in “simpatia” col pubblico, cioè condividere lo stesso pathòs, sia veramente la chiave di volta per lavorare bene. Qual è la cosa più importante che hai imparato dal pubblico che ascolta e segue il vostro progetto?

Federico (F): Ho imparato a non dare mai nulla per scontato, soprattutto quando si tratta dei consigli o delle percezioni delle persone che hai davanti.

A volte tendiamo a pensare che chi è “lontano” dal nostro mondo sia per età, background o semplicemente sensibilità, abbia meno da dirci e invece molto spesso è esattamente lì che nascono le intuizioni più interessanti.

Anche perché da quelle riflessioni nascono le cose più interessanti.

(F): Sono quelle osservazioni inattese, quei dettagli che magari non avevi considerato, che ti aprono una prospettiva nuova e ti fanno fare uno scatto in avanti. Allo stesso tempo, il contatto continuo con il pubblico mi ha insegnato anche a essere meno puntiglioso su tante cose.

Non completamente, anche perché quella parte di me è dura a morire, ma sicuramente ho imparato a lasciare più spazio all’istinto, all’energia del momento, a quello che succede davvero tra te e le persone.

Eternal Love. ©️Fonte: Ufficio Stampa

Pensi di essere riuscito a tradurre musicalmente queste “lezioni” emotive?

(F): In parte penso di essere riuscito a tradurre queste “lezioni” emotive nella musica, ma sarebbe riduttivo dire che si fermano lì. Si riflettono in tutto: nel modo in cui costruiamo il progetto, nelle scelte estetiche, nell’attitudine, perfino nel mio modo di vivere quotidiano.

La verità è che sono cambiato, anche tanto, proprio grazie alle persone che ho incontrato lungo questo percorso. La musica è stata il punto di contatto, ma quello che mi porto dietro è molto più ampio: è uno scambio umano continuo che ti modella senza che quasi te ne accorga.

Qual è il tuo rapporto con il vivere il DJing moderno fatto non solo di musica, ricerca e tecnica, ma anche di promozione digitale e racconto online?

(F): In realtà, come succede spesso, l’apparenza inganna! Può sembrare che io non sia completamente a mio agio con tutta la parte digitale, ma la verità è quasi l’opposto: mi affascina molto.

La promozione, la narrativa, il modo in cui costruisci un immaginario attorno a quello che fai… Sono aspetti che curo parecchio, perché penso abbiano un twist profondamente generazionale che può solo arricchire il nostro lavoro.

Quindi che ruolo deve avere oggi la comunicazione per un artista?

(F): Il punto, per me, è non diventarne ossessionati. Quando la comunicazione smette di essere un’estensione naturale del progetto e diventa il fine, allora si perde qualcosa.  Se resta uno strumento creativo, può essere potentissimo.

Eternal Love. ©️Fonte: Ufficio Stampa

E invece quando sei su un palco la cosa cambia.

(F): Sul palco complice anche qualche birra di troppo mi lascio andare molto (ride, ndr), ma se devo essere onesto mi sento più qualcuno che cerca di leggere la stanza, assorbire quello che succede e restituirlo amplificato attraverso la musica.

Poi certo, ogni tanto l’entusiasmo prende il sopravvento e mi muovo più di quanto avevo previsto, ma credo faccia parte del gioco.

Quindi ti trovi a tuo agio con queste nuove forme di club culture: come e cosa dovrebbe essere per te il clubbing nel 2026?

(F): Credo che oggi siamo in una fase di trasformazione più che di crisi. È cambiato il contesto sociale, è cambiato il modo in cui le persone vivono la notte, è cambiato il rapporto con la musica ed è normale che anche il clubbing cambi forma.

Forse è proprio questa transizione che genera tanta fatica e tanta nostalgia che porta molti a cadere nella trappola del “una volta era meglio”. Io non la vedo così!

Per me il clubbing oggi è qualcosa di molto più liquido: non è più solo il club come spazio fisico, ma un ecosistema che si muove tra eventi, community temporanee, piattaforme digitali, contaminazioni culturali.

Non credi che forse abbia perso quella solidità che prima aveva agli occhi di tutti?

(F): Ha perso alcune certezze, ma ha guadagnato possibilità. La sfida vera non è resistere al cambiamento, ma capire che forma sta prendendo e trovare il modo di abitarla con autenticità.

Alla fine, quello che non cambia è il bisogno umano di condividere presa bene, musica e presenza nello stesso momento. Finché esisterà quello, il clubbing continuerà a esistere, magari diverso da come lo ricordiamo, ma non per questo meno significativo.

eternal love

Eternal Love. ©️Fonte: Ufficio Stampa

Piccola provocazione per anticipare futuri detrattori: il progetto Eternal Love guarda molto a classici del passato e cavalca quell’amarcord che tanto va di moda ora. Mossa intelligente per alcuni, semplice furbizia per altri. In questo quadro cosa rappresenta per voi “Eternal Love” e qual è il significato musicale – se ce n’è uno – che attribuite a queste due parole?

(EL): Eternal Love non nasce da una strategia, anche perché, spoiler, non siamo esattamente i più furbi del pianeta. Se fossimo sgamati davvero, copieremmo quello che funziona oggi e via cambiando pelle e seguendo i trend.

Invece ci complichiamo la vita andando a prendere roba che ci piace da sempre. Il riferimento ai classici? Non è amarcord, è semplicemente casa! È il linguaggio che parliamo musicalmente. Se poi adesso va di moda, ottimo timing involontario, ma non è che ci siamo svegliati una mattina pensando “facciamo i nostalgici che così funziona”.

Per noi “Eternal Love” significa una cosa molto semplice: quello che resta. È una dichiarazione forte del fatto che per noi certe cose non scadono e rimangono anche quando passa la moda.

Che poi il vostro non è solo un linguaggio musicale, ma anche estetico: come mai avete deciso di utilizzare la Pimpa per il vostro progetto del 2024?

(EL): La Pimpa è stata un qualcosa che sognavamo da tempo. Viviamo tantissimo il mondo estetico, ci gasano proprio le immagini, i colori, i personaggi.

E lì c’era un incastro naturale con quello che facciamo. In più, per Fede, la Pimpa è un’ossessione vera da quando è piccolo; quindi, a un certo punto è diventato inevitabile: prima o poi doveva succedere (ridono, ndr).

Quindi è così che nascono le idee e i concept di Eternal Love: divertendosi. Per questo ultimo EP vi siete mossi su un campo estetico molto più astratto: come mai?

(EL): In generale i concept non arrivano mai dopo: nascono insieme alla musica. Per noi suono, immagine e grafica fanno parte dello stesso pacchetto. Non esiste un disco senza il suo universo visivo attorno.

Con questo nuovo EP volevamo tenere il nostro gusto riconoscibile: il colore, una certa identità pop, l’impatto visivo, ma allo stesso tempo ci tenevamo a portarlo in una dimensione più adulta.

Meno narrativa esplicita, più sensazione. Più astratto è cresciuto, ma non più freddo. È sempre il nostro mondo, solo qualche anno dopo.

eternal love

Eternal Love. ©️Fonte: Ufficio Stampa

Provocazioni a parte “Eternal Love” è un bellissimo progetto che si fonda sulla ricerca musicale, sul fare diggin’ e sulla ricerca del bello. Dostoevskij diceva che “la bellezza salverà il mondo”. E ricercare la bellezza è la cosa più sfidante che un uomo possa fare.  È questo l’obbiettivo di tutta la vostra ricerca musicale?

(EL): Questa in realtà è la tematica più importante di tutte. L’obiettivo non è “salvare” qualcosa o fare archeologia musicale: è la condivisione. Che è una cosa molto poco comune nel nostro ambiente, dove spesso sembra tutto competizione, posizionamento, numeri.

Noi siamo partiti da un impulso molto più semplice: scoprire cose belle e dirci a vicenda “ascolta qua”. Fine.  Ed è esattamente quello che ci tiene ancora connessi al motivo per cui abbiamo iniziato.

Quanto è importante per voi ridare luce a brani e artisti rimasti nel passato?

(EL): Ridiamo luce a brani o artisti rimasti nel passato proprio perché la bellezza non ha una data di scadenza. Se una cosa è potente, lo resta. Poi certo, oggi sembra rivoluzionario riscoprire musica che esiste da trent’anni, ma forse il vero punto è questo: una cosa bella oggi lo era anche ieri e lo sarà domani.

Se vi chiedessi un messaggio di incoraggiamento per tutti quelli che vogliono vivere il mondo della musica elettronica e del DJing cosa rispondereste?

(EL): Se c’è un messaggio dietro tutto quello che facciamo è sempre molto diretto: puoi farlo anche tu! Non serve essere “scelti”, non serve appartenere a un giro.

Se impari a rispettare la musica davvero, non a usarla, e sviluppi il tuo gusto allora hai già iniziato. La bellezza non salverà il mondo, ma sicuramente salva la quotidianità delle persone. E a noi basta quello.

eternal love

Eternal Love. ©️Fonte: Ufficio Stampa


ENGLISH VERSION

To celebrate the release of “Ritmomento”, we sat down with Eternal Love. The plan was to talk about the record. Passion, however, had other ideas.

Some interviews move in a straight line, neat and almost academic. Others – like this one with Eternal Love – unfold into something far more alive: a real conversation shaped by detours, laughter, gentle provocations and, above all, ideas that linger long after the recorder is switched off.

What was meant to be a focused discussion about their new project quickly expanded into a broader reflection on what it means to make music today. We spoke about radio as a formative training ground, about the tension and dialogue between physical and digital worlds, about the pressure to constantly reinvent yourself – and about the importance of being recognisable as human beings before becoming recognisable as brands.

The result was a conversation that felt disarmingly honest, at times ironic, never steered by diplomatic convenience.

From the Milan-based web radio that first gave shape to the project, to the strands of Italian musical culture that continue to inform their sonic imagination, and on to a lucid take on contemporary clubbing and communication in the age of the algorithm, each answer seemed to open new doors rather than close them.

More than defending a position, Eternal Love embody an attitude: a restless desire to keep discovering. To search for beauty not as nostalgia, but as a daily necessity.

Perhaps that was the most compelling insight to emerge from our exchange. In a world that constantly pushes us to move faster, they speak instead of an inner fire. It’s not about slowing down — it’s about going deeper. About living. About listening. With an “eternal love” for music.

Let’s start with radio: a medium that seems to have played a role in your journey, at least in terms of artistic and mental training – building a playlist for a show, managing timing, flow, etc. What does radio represent for you today? Does it still make sense for a DJ to aim for radio contexts?

Eternal Love (EL): Radio, for us, is not theory: it is actually the point of origin. Fede was running a web radio in Milan, Rocket Radio, and “Eternal Love” was the name of the monthly show that was broadcast there.

So yes, in a certain sense everything comes from there, from having to think about a tracklist, building a journey, giving meaning to people’s listening time. Not playing tracks randomly, but telling something.

Do you feel that listening habits have changed over time?

(EL): Back then, listening carried a different weight. People stopped. They paid attention. Today, except for rare cases, we’re all much more distracted, with music everywhere, all the time, often just as background noise.

But there’s also the other side of the coin: those who decide to really listen today do it 100%. They go deeper, they search, they dig. Less quantity, more intensity.

So, does it still make sense for a DJ to be on the radio?

(EL): It depends on why you do it. If it’s for status, probably not – that era has been over for a long time. If it’s to learn how to build a musical narrative, manage timing, energy, attention… then yes, it’s an incredible training ground.

Radio forces you to think about music in a less self-centered and more narrative way. And that’s not as common a skill as people think, because today many want to play, but very few really want people to listen.

The launch of the Eternal Love YouTube channel feels like a natural evolution: sharing your musical taste in an even more widespread way. So is it wrong to think that the web is just about fast-food music?

(EL): Let’s start with an uncomfortable truth: we like fast food! Sometimes a terrible sandwich at 2 a.m. makes perfect sense. The problem isn’t fast food – it’s eating only that and thinking it’s the only cuisine that exists. The same thing happens online.

Interesting analogy.

(EL): There’s tons of “fast” music, disposable stuff designed to last the time of a bathroom break. That’s not the medium’s fault, it’s how you use it.

The internet is also the place where you can go deeper than any ’90s record store, if you really want to. Intention is always the difference.

That’s exactly why the YouTube channel was born: not to create content, but to share our taste and make it accessible to everyone. And sure, if someone wants to consume music like a drunk sandwich at 4 a.m., zero judgment.

It’s just good to know that somewhere there’s also a proper dinner – and we feel closer to that side.

Your musical project is also, in a way, a child of this digital evolution. How do you experience this obsessive race toward “constant novelty” and hyper-aesthetics that grips new generations of artists?

(EL): Without digital tools, many things probably wouldn’t have happened, or would have happened much more slowly. But the issue isn’t the tool – it’s the anxiety built around it.

Today it feels like if you’re not “new” every three weeks, you’re already old. If you don’t have a hyper-defined aesthetic, you’re invisible. If you don’t post constantly, you disappear. It’s real pressure, especially for those just starting out, but it’s also a mental trap.

Because the risk is confusing speed with identity.

And how do you personally deal with all this?

(EL): We try to approach it in the most creative and proactive way possible, using today’s tools without being used by them. We care a lot about aesthetics, but as a consequence of a world that already exists, not as a costume to look like something else.

And if novelty comes, it comes because you’ve changed, not because you’re trying to beat the algorithm. Maybe the most revolutionary thing today is taking the time to build something that lasts longer than one season.

That doesn’t mean going slow, it means being focused. The paradox is that in the middle of all this chasing, those who really have something to say eventually emerge anyway.

Not because they’re better at the internet, but because they’re more humanly recognizable.

Your identity is strongly rooted in physical culture – digging for vinyl, analogue sound, tactile research. How does that coexist with an increasingly liquid, fully digital market?

(EL): This is one of those questions where you’re supposed to give a diplomatic answer – and Fede isn’t great at that. For us, physical and digital aren’t enemies. They can actually support each other, if you understand timing and intention.

We’re attached to records, to physical digging, to analogue sound – not out of nostalgia, but because that process forces you to slow down. To choose. To develop taste. You can’t skip every twelve seconds. You have to stay inside the music. And mentally, that’s an incredible training ground.

And how do you experience the “liquid” market today?

(EL): The current market offers infinite access, instant distribution, huge possibilities. It would be stupid not to use it. The key is not letting yourself be dragged into the wrong rhythm.

When everything comes out instantly, everything disappears instantly. If you build context, expectation, desire, even digital music gains weight. In the end, it’s not the format that makes music meaningful – it’s how much you believe in it before you release it.

Edoardo, your musical taste was shaped long before mixing came into the picture. How much did growing up in a city like Milan influence that journey?

Edoardo (E): I spent years collecting records before even realising I could play them – and as for mixing, we might still be working on that (laughs).

I approached electronic and dance music relatively late – is sixteen late? Until then, I never really thought that jazz, city pop, reggae and similar music could exist in a social, shared context.

That’s why radio was so important to me from the start. It allowed me to take my bedroom listening habits into a slightly larger, but still intimate space.

Your experience at Radio Raheem clearly left a mark. Did it influence your production approach as well?

(E): Absolutely. The Raheem crew were incredibly welcoming. I remember messaging one of them on Facebook and sending a painfully boring jazz mix (laughs).

At that time, Milan had a very fertile scene: several great radio platforms – Radio Raheem, Rocket Radio – and also a club that meant a lot to me, DUDE Club.

I don’t remember my first time there, but at the second venue I was completely frozen listening to Kai Alce. His soulful house made me feel genuinely cared for. I’d never experienced anything like that. That was the moment.

Listening to this record, there’s a clear intention not just to make dance music, but music to be shared – almost a collective ritual. How much does audience feedback influence your production choices?

(E): This record, compared to our previous one, came from a very clear need: to do exactly what we love, without worrying about who it might please, how it might perform, or where it might end up.

Fede and I sat down and started throwing ideas around — ideas that naturally followed the same paths we explore when digging.

Were there specific musical influences shaping this project?

(E): World music, Afro influences, electronic music blended with ethnic sounds — that imagery has always influenced both our productions and our DJ sets.

We consciously try to include those elements, and I think that’s one of the things that sets us apart. Maybe it also comes – even unconsciously – from the deep Italian cultural legacy linked to Afro-cosmic music.

Can you expand on that?

(E): It’s a subculture that often gets overlooked, but the Italian Afro-cosmic scene has had – and still has – a massive impact on certain contemporary scenes. Ours included.

Representing that legacy, in our own way, through a modern lens, excites me a lot. I’m not usually patriotic (laughs), but in this case, I don’t mind being a bit proud.

Federico, your background is deeply connected to direct contact with audiences. What’s the most important thing you’ve learned from the people who follow and listen to Eternal Love?

Federico (F): Never take anything for granted – especially when it comes to people’s perceptions and feedback.

We often assume that those who are “far” from our world – in age, background or sensitivity – have less to offer. In reality, that’s often where the most interesting insights come from.

Those unexpected observations, those small details you hadn’t considered, can completely shift your perspective. At the same time, constant contact with audiences has taught me to be less obsessive.

Not entirely – that part of me is hard to kill – but I’ve definitely learned to trust instinct more, to leave space for energy, for what actually happens between you and people.

Have you managed to translate those emotional lessons into music?

(F): Partly, yes – but they go beyond music. They influence how we build the project, our aesthetic choices, our attitude, even the way I live day to day.

I’ve changed a lot thanks to the people I’ve met along the way. Music was the point of contact, but what stays with me is much broader: a continuous human exchange that shapes you without you even realising it.

How do you personally relate to modern DJing, where music, research and technique coexist with digital promotion and online storytelling?

(F): Appearances can be misleading. It might look like I’m uncomfortable with the digital side, but it’s actually the opposite – I’m fascinated by it.

Promotion, narrative, building an imaginary around what you do — I care deeply about those aspects. They carry a strong generational twist that can only enrich the project.

So what role should communication play for an artist today?

(F): The key is not becoming obsessed with it. When communication stops being a natural extension of the project and becomes the goal, something gets lost.

If it remains a creative tool, it can be incredibly powerful.

And on stage? Does that dynamic change?

(F): On stage – maybe helped by a couple of beers too many – I let go a lot more (laughs). I see myself less as a performer and more as someone trying to read the room, absorb what’s happening, and amplify it through music.

Sometimes enthusiasm takes over and I move more than planned, but that’s part of the game.

Club culture is clearly evolving. What do you think clubbing should look like in 2026?

(F): I don’t see this as a crisis – it’s a transformation. Social contexts have changed, the way people experience nightlife has changed, and our relationship with music has changed.

That transition creates fatigue and nostalgia, pushing many towards the idea that “things were better before”. I don’t buy that.

Clubbing today feels much more fluid. It’s not just about the club as a physical space, but an ecosystem made of events, temporary communities, digital platforms and cultural cross-pollination.

Some would argue that this fluidity comes at the cost of solidity.

(F): Some certainties are gone, but possibilities have expanded. The real challenge isn’t resisting change – it’s understanding the shape it’s taking and learning how to inhabit it authentically.

At the end of the day, the human need to share music, joy and presence in the same moment doesn’t disappear. As long as that exists, clubbing will too – maybe different, but not less meaningful.

A final provocation: Eternal Love openly references musical classics at a time when nostalgia is fashionable. Smart move or calculated nostalgia?

(EL): Eternal Love wasn’t born from strategy – spoiler alert, we’re not that clever. If we were, we’d just copy what works today and constantly reinvent ourselves to follow trends.

Instead, we complicate our lives by digging into things we’ve always loved. The reference to classics isn’t nostalgia – it’s home. It’s the language we naturally speak. If it happens to be fashionable now, great timing – but it was never the plan.

For us, Eternal Love means something very simple: what remains. It’s a statement that certain things don’t expire, even when trends do.

Your aesthetic choices are as strong as your musical ones. Why Pimpa for your 2024 project, and why a more abstract direction for the latest EP?

(EL): Pimpa was something we’d dreamed of for a long time. We’re deeply visual people – images, colours, characters really excite us.

There was a natural fit with what we do. And for Fede, Pimpa has been a lifelong obsession, so at some point it just had to happen.

Concepts never arrive after the music – they grow with it. Sound, image and graphic design are part of the same package for us.

With this EP, we wanted to keep our identity recognisable – colour, pop sensibility, visual impact – but bring it into a more mature space. Less explicit storytelling, more feeling. More abstract, but not colder. It’s still our world – just a few years later.

Dostoevsky famously said “beauty will save the world”. Is the search for beauty the true driving force behind Eternal Love?

(EL): This is probably the most important theme of all. The goal isn’t to “save” anything or do musical archaeology – it’s sharing.

We started from a very simple impulse: discovering beautiful things and telling each other, “listen to this”. That’s it. And that’s exactly what keeps us connected to why we started.

How important is it for you to bring forgotten tracks and artists back into the light?

(EL): Because beauty doesn’t have an expiration date. If something is powerful, it stays powerful.

Today it feels revolutionary to rediscover music from thirty years ago, but the truth is simple: something beautiful today was beautiful yesterday and will be beautiful tomorrow.

If you had to leave one message for those wanting to enter the world of electronic music and DJing, what would it be?

EL: The message behind everything we do is very direct: you can do it too. You don’t need to be chosen. You don’t need to belong to a scene. If you learn to truly respect music – not use it – and develop your own taste, you’ve already started.

Beauty might not save the world, but it definitely saves people’s everyday lives. And that’s enough for us.