Con il DJM-V5, AlphaTheta introduce un mixer a tre canali che nasce come scelta progettuale consapevole. Un’unità compatta, pensata per booth con spazio limitato, set mobili e configurazioni ibride, che mette al centro qualità sonora e controllo più che la quantità di canali.
Il DJM-V5 eredita chiaramente il DNA del DJM-V10, ma non chiede di essere letto come una sua riduzione. Piuttosto, propone una visione diversa: un mixer professionale che concentra funzioni evolute, suono di alto livello e workflow moderni in un formato più agile, adatto al modo in cui oggi molti DJ suonano.
Letti superficialmente, tre canali possono sembrare pochi. In realtà, per molti DJ rappresentano una configurazione estremamente equilibrata, soprattutto se si guarda oltre l’uso esclusivo di lettori digitali.
Il DJM-V5 dialoga in modo completo con l’ecosistema AlphaTheta: PRO DJ LINK, USB-C, integrazione con rekordbox e Serato, compatibilità totale con i lettori CDJ, dai più recenti CDJ-3000X e CDJ-3000 fino ai modelli precedenti. Tutte caratteristiche che consentono un workflow fluido e performante in contesti digitali avanzati.
Accanto a questo, però, c’è un aspetto che merita particolare attenzione e che non va sottovalutato: l’uso con i giradischi. Per chi suona vinile, tre canali diventano una scelta molto sensata: due deck analogici più un terzo canale libero per un lettore digitale, una drum machine, un aux esterno o una sorgente di supporto. Un setup ibrido, semplice ma estremamente flessibile.
Il vinile, a differenza dei file, porta con sé dinamiche irregolari, livelli diversi e incisioni spesso non uniformi. In questo contesto, il DJM-V5 offre strumenti concreti: compressore su ogni canale, EQ a 4 bande e una progettazione sonora pensata per mantenere equilibrio e headroom. Elementi che permettono di colmare i gap tipici dell’analogico senza snaturarne il carattere.
Il feeling operativo è uno dei punti forti del DJM-V5. I fader a corsa lunga da 60 mm, derivati dal V10-LF, permettono un controllo preciso del livello, ideale per mix lunghi, transizioni morbide e costruzioni graduali del set. La modalità Soft Mix Curve, che attenua leggermente le alte frequenze quando il fader viene chiuso, contribuisce a rendere i passaggi più naturali e meno aggressivi, qualità particolarmente apprezzabile proprio nel mixaggio in vinile e nei generi che richiedono continuità più che stacco.
C’è, inoltre, un elemento del DJM-V5 che AlphaTheta comunica poco, perché meno “spendibile” sul piano del marketing digitale, ma che per molti DJ fa una differenza reale: il compressore per canale in modalità DV5. Il DV5 non nasce per schiacciare il segnale o renderlo aggressivo. Al contrario, è pensato come una compressione morbida, quasi invisibile, che lavora soprattutto sui picchi e sulle irregolarità dinamiche.
Ed è qui che il DJM-V5 diventa particolarmente interessante per chi lavora con il vinile. Dischi di epoche diverse, incisioni non uniformi, pressaggi vintage, funk, disco e soul portano con sé un suono spesso bellissimo, ma dinamicamente instabile. Il DV5 consente di riequilibrare questi segnali in tempo reale, recuperando corpo e coerenza, senza snaturare il carattere analogico del supporto.
Non si tratta di “pompare” il mix, ma di renderlo più leggibile, meno sbilanciato, soprattutto nei passaggi lunghi e nei blend delicati. In questo senso, il DJM-V5 si comporta più come uno strumento di rifinitura sonora che come un semplice mixer da club. In un set interamente in vinile, o in un setup ibrido, il DV5 diventa una sorta di correttore di dinamica intelligente: lascia respirare il groove, ma impedisce che un disco più debole scompaia o che un’incisione più spinta prenda il sopravvento.
Dal punto di vista sonoro, il DJM-V5 si colloca chiaramente nella fascia alta. Il DSP a 96 kHz/64 bit e i convertitori ESS a 32 bit restituiscono un suono caldo, aperto e ben definito, capace di mantenere chiarezza anche con più sorgenti sovrapposte. Non è un mixer che forza il segnale o cerca l’impatto immediato: lavora piuttosto sulla separazione, sulla profondità e sulla coerenza complessiva del mix, qualità che emergono soprattutto nei set lunghi e nei contesti club. In questo quadro, il DV5 non è un’aggiunta accessoria, ma parte integrante della filosofia sonora del mixer: un supporto discreto che accompagna il DJ nel costruire un suono più solido e consapevole.
La sezione effetti segue la stessa filosofia di equilibrio. I 6 Send FX sono pochi ma mirati, pensati per essere realmente suonabili: alcuni con sincronizzazione ai BPM, altri con regolazione continua per un controllo più fine. Interessante anche la sezione filtri, con LPF, HPF e l’introduzione del Cross-Pass Filter, che consente di intervenire su medie e alte frequenze mantenendo solide le basse. Una soluzione efficace per lavorare su voci e melodie senza perdere energia nel mix.
Il trasmettitore SonicLink integrato rappresenta una delle innovazioni più evidenti del DJM-V5. Il monitoraggio wireless a bassissima latenza, se abbinato a cuffie compatibili, offre una libertà operativa concreta in contesti mobili, eventi temporanei e streaming, ampliando le possibilità di utilizzo del mixer oltre il booth tradizionale.
Il DJM-V5 non è un esercizio di riduzione, ma di sintesi. Tre canali, un formato compatto e una dotazione tecnica di alto livello lo rendono un mixer particolarmente interessante per chi cerca qualità sonora, controllo e flessibilità, senza la complessità e l’ingombro di configurazioni più estese. Un mixer serio e ben pensato, che trova una sua identità precisa nel panorama attuale e che, soprattutto, parla sia al DJ digitale sia a chi continua a mettere i dischi.
