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A seguito di “Raver” EP, ultima release di Mark Broom per la Rekids di Matt Edwards, siamo riusciti a scambiare due parole con il produttore britannico sul suo passato, il presente ed anche il futuro.

A marzo usciva Raver, l’ultimo prodotto della leggenda techno Mark Broom, il secondo personale, dopo Break ’97, per la Rekids di Matt Edwards, meglio noto come Radio Slave, che ha da poco rilasciato un nuovo album (clicca QUI).

Poi Mark Broom ha animato le nostre noiose serate chiusi in quarantena con dirette streaming che ci hanno fatto ballare anche da casa, tra cui anche un live streaming, per noi di Parkett, in collaborazione con altri due pesi massimi come Truncate e Gaetano Parisio uniti per il reboot della Conform Records, storica etichetta indipendente partenopea fondata proprio da Parisio.

Leggi anche: Gaetano Parisio, Mark Broom e Truncate in live streaming su Parkett per Conform 025

Adesso invece siamo lieti di presentare l’intervista al DJ di Basildon (UK), dove ci racconta il suo primo incontro con la musica elettronica, gli esordi, Tenerife e condivide con noi alcuni pensieri e riflessioni anche sul futuro che ci attende.

INTERVISTA ITA-ENG

ITALIANO

Ciao Mark, è un vero piacere poterti fare alcune domande per conoscerti meglio. Quando si tratta di te, viene spesso citata l’estate dell’89 a Tenerife. Ricordi quale artista o evento ti ha abbagliato in quei giorni? (Fortunatamente per noi) Oppure è una leggenda?

Di recente ho trovato una foto di quella famigerata vacanza a Tenerife, ed ero lì all’inizio del 1987. Ricordo vividamente che c’erano molti club e bar che suonavano molte tracce Chicago House e della prima Acid House, come House Nation, Jack Your Body e Adonis. Non c’erano DJ famosi, grandi club. Era tutto più incentrato sull’energia, l’atmosfera e la freschezza di quella musica che ha avuto un effetto duraturo su di me. È stata una bellissima vacanza. Tornando a casa da quel viaggio, ho iniziato a cercare i vinili che avevo ascoltato, il mio primo acquisto fu la Acid Trax compilation su Serious Records che ho ancora, e la mia relazioni amorosa con la musica elettronico cominciò.

Cosa ascoltavi prima di quel giorno?

Ero a conoscenza di gruppi della mia città natale di Basildon, come Depeche Mode e Yazoo. Tuttavia, non ero appassionato di musica, e ascoltavo principalmente musica da classifica e guardavo programmi TV popolari per adolescenti. Fu solo quando scoprii l’ Acid House a Tenerife che iniziai ad acquistare vinili e il mio interesse iniziò a crescere.

E quali sono gli album o gli artisti che ti hanno influenzato maggiormente in campo elettronico?

Durante la mia adolescenza, ho comprato molti album di compilation come la serie Jack Trax, che mi ha fatto conoscere una gamma più ampia di artisti, come Bam Bam, Pierre’s Fantasy Club e Armando, oltre ad ascoltare Colin Dale e Colin Favor sulla stazione radio Kiss all’inizio degli anni ’90. Fat Cat Records a Soho e City Sounds a Holborn, a Londra, erano i miei negozi di dischi, mi hanno educato e mi hanno fatto conoscere sempre più musica elettronica, mentre costruivo la mia collezione di dischi.

Nel giro di un anno, hai realizzato due uscite con l’etichetta Rekids, di proprietà di Matt Edwards e James Masters. Come è nata l’idea di collaborare?

È iniziato con un remix che ho fatto sulla loro etichetta per P.Leone, in seguito Rekids mi ha chiesto di pubblicare il mio EP da solista. La prima release fu Break 97, seguita più di recente da “Raver”. Rekids è un’etichetta eccellente con molti artisti di alta qualità, quindi sono felice di avere la mia musica supportata e pubblicata da loro.

A proposito del tuo ultimo lavoro per Rekids, Raver, sembra che ci siano due anime, una sul lato A e una sul lato B. Mark Broom, come lo descriveresti?

L’A-side è progettato per il momento di punta nei club, mentre il B-side rappresenta l’aspetto più funky house del mio suono. Quando sto producendo un EP, è bello offrire varietà d’ ascoltato,le mie release con la Rekids ne sono un ottimo esempio.

Vedi: Il ritorno di Mark Broom su Rekids (+ traccia premiere)

Un artista della tua taglia che consiglio darebbe a un giovane che sta entrando ora nella professione di DJ?

In questo momento è complicato vedere come si evolverà la professione di DJ dopo il COVID-19 e dare consigli è difficile. Tuttavia, direi di seguire il tuo cuore e di credere in quello che stai facendo. Cerca di non essere influenzato dai social media, in quanto è spesso fuorviante e non è una rappresentazione accurata della vita da DJ; non è certamente tutto glamour. C’è molto duro lavoro dietro le quinte, e ovviamente un po ‘di fortuna qui e là sicuramente aiuterà.

Questo dannato virus ha sconvolto i programmi di tutti. Ma soprattutto sta mettendo in ginocchio un settore, quello del clubbing, già pesantemente debilitato, pensi che ci sia una via d’uscita? In tal caso, quale?

Sono un produttore musicale, non uno scienziato, quindi sarebbe meglio chiederlo a loro. Speriamo che alla fine possa esserci un certo equilibrio, e immagino che si ridurrà al monitoraggio e al tracciamento tramite app per garantire il benessere, la sicurezza e il divertimento di tutti.

 

ENGLISH VERSION

Hi Mark, it’s a real pleasure to be able to ask you some questions to get to know you better. When it comes to you, the summer of ’89 in Tenerife, is often mentioned. Do you remember which artist or event dazzled you those days? (Fortunately for us) Or is it a legend?

I recently found a photo of that infamous holiday in Tenerife, and I was there earlier in 1987. I vividly remember there were many clubs and bars playing lots of Chicago house and very early Acid House tracks, such as House Nation, Jack Your Body and Adonis. There was no famous DJ‘s, or large clubs, it more about the energy, atmosphere and the freshness of the music that had a lasting effect on me. It was a great holiday. Returning home from that trip, I started searching for the vinyl I’d encountered, my first purchase being the Acid Trax compilation on Serious Records which I still own, and my love affair with electronic music began.

What did you listen to before that day? 
I was aware of groups from my local home town of Basildon, such as Depeche Mode and Yazoo. However, I wasn’t passionate about music, and I listened to mainly chart music and watched popular teenage music TV programmes. It wasn’t until I discovered Acid House music in Tenerife that I started buying vinyl, and my interest started to grow.

And which are the albums or artists that have influenced you most in the electronic field?

In my teenage years, I bought a lot of compilation albums such as the Jack Trax series, which introduced to me to a broader range of artists, like Bam Bam, Pierre’s Fantasy Club and Armando, plus listening to Colin Dale and Colin Favour on the Kiss radio station in the early ’90s. Fat Cat Records in Soho and City Sounds in Holborn, London were my go to record stores, and they educated and introduced me to more and more electronic music, while building up my record collection.

Within a year, you made two releases with Rekids label, owned by Matt Edwards and James Masters. How did the idea of collaborating come about?

It started with a remix I did on their label for P.Leone, Rekids approached me afterwards about releasing my own solo EP. The first release was Break 97 followed more recently, by my ‘Raver’ release. Rekids is an excellent label with many top-quality artists, so I’m delighted to have my music supported & released by them.

Speaking of your latest work for Rekids, Raver, it seems to have two souls, one on side A and one on side B. Mark Broom, how would you describe it?

The A-side is designed for peak-time club action while the B-side represents the funkier house aspect of my sound. When I’m producing EP’s, it’s good to offer the listener variety, and with my Rekids releases these are a prime example.

An artist of your size which advice would you give to a young person who is now entering the profession of Dj?

Right now it’s hard to see how the profession of a DJ will evolvepost-COVID 19, and giving advice is difficult. However, I’d say follow your heart and believe in what you’re doing. Try not to get influenced by social media as it’s often misleading & not an accurate representation of DJ life; it’s certainly not all glamourous. It’s a lot of hard work behind the scenes, and of course some luck here and therewill certainly help.

This damned virus has upset everyone’s schedule. But above all it is bringing an already heavily debilitated sector of clubbing to its knees, do you think there is a way out? If so, which one?

I’m a music producer, not a scientist, so you’d be best to ask them. Hopefully, there can be some balance eventually, and I guess it will come down to tracking and tracing apps to ensure everyone’s well-being, safety and enjoyment.