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Alva Noto, pseudonimo di Carsten Nicolai, artista e compositore tedesco specializzato in opere audiovisive, rappresenta uno dei maggiori artisti sonori al mondo.

Alva Noto è anche il fondatore e proprietario dell’etichetta Notonche ha collaborato con RasterMusic fino al 2017, presenta questo lavoro dal titolo UNIEQUAV, ultimo capitolo di una trilogia di cui hanno fatto parte due precedenti opere: Unitxt e Univrs

Sperimentatore, visionario e artefice di diverse forme artistiche, Alva Noto si è rapportato a questo nuovo lavoro cercando una comunicazione che trova al centro del suo sviluppo l’interesse e l’unione tra le arti visive e sonore, tra la scienza e la ricerca stessa.

UNIEQUAV è un lavoro che si trova al confine tra la sperimentazione sonora e l’utilizzo d’incisivi pattern ritmici, che si mescolano ad atmosfere sonore moderne, spaziose e zen. Un viaggio che raccoglie più dettagli e più pezzi dentro di sè fino a creare e completare una specie di grande opera.

ITALIAN – ENGLISH

In questi giorni abbiamo avuto modo di intervistarlo per chiedergli più informazioni, per capire quali sono i suoi punti di vista circa l’attuale movimento della musica elettronica.

 

Dopo un primo ascolto credo che sia chiaro il concetto d’ambientazione che hai voluto creare: moderno, spazioso e zen. Credi che sia corretto pensare a questi elementi come importanti parti del tuo modello comunicativo? Com’è stato il tuo approccio quando hai deciso di perseguire questo metodo di composizione in equilibrio tra sperimentazione sonora e groove

“Fondamentalmente c’è un’idea basilare che considera gli elementi come un qualcosa di rappresentativo rispetto i singoli oggetti d’interesse. La descrizione che definisce l’ambiente esecutivo e d’ascolto come moderna, spaziosa e zen area, penso sia un’ottima esplicazione, anche se considero il lavoro non esclusivamente ed estremamente sperimentale, ma di certo molto più diverso e distante da quello che generalmente si trova nel mondo della musica elettronica.
In questo lavoro è stato importante per l’espressione finale la volontà di utilizzare pattern ritmici indirizzati verso un’idea più groove combinata agli oggetti ed eventi sonori noise e ambient. Ad ogni modo per me la sperimentazione è esattamente ciò che più mi può rappresentare e che in qualche modo descrive anche le mie scelte di vita, come persona e artista, rischiando e andando oltre cercando di creare, ottenere ed esprimere qualcosa di diverso.”

Il tuo nuovo album UNIEQAV, che tu hai descritto come “sonically representation of an underwater dive” è il terzo capitolo di una trilogia che include Unitxt e Univrs. Come puoi tradurci tutti questi lavori in un un’unica visione, o punto di vista?

“Se ci si approccia ai tre lavori considerandoli da punti di vista differenti, o da angolazioni diverse, il primo album comparato all’ultimo risulta molto più organico, mentre quest’ultimo più forte e forse più completo. La metafora “sonically representation of an underwater dive” descrive esattamente ciò che intendevo comunicare ed esprimere con questo lavoro, un po’ come se fosse una sorta di viaggio, che possa comprendere più parti, più tracce, in un’unica e grande opera.”

Ci è sempre piaciuto il tuo utilizzo del video come materiale espressivo e parte integrante del suono. Che tipo di performance hai in programma? 

“Attualmente ho già fatto tre show la settimana scorsa, uno a Berlino, uno a Parigi e uno a Londra. Ora stiamo cercando un buona location anche in Milano, sarebbe bellissimo.
Una traccia in particolare che ho elaborato con la collaborazione di Anne-James Chaton
 (UniDNA), nella mia performance viene utilizzata anche come elemento visivo; le parole e e le lettere sono utilizzate come proiezione intendendole come una connessione con il materiale sonoro circostante grazie alla visualizzazione e ascolto di queste.
La bellezza del suono, o meglio una delle sue bellezze, sta nel fatto che ognuno può creare uno spazio attorno a sè, dando modo così alle proprie idee di crescere ed evolversi, aprendo porte a progetti fonte d’ispirazione ed espressione.”

Nel 1994 hai fondato la tua label NOTON, ancor prima della collaborazione con RasterMusic con cui hai lavorato fino al 2017. Da poco hai deciso di ritornare alle origini, quali sono le anticipazioni sui progetti futuri che puoi darci?

“Fondamentalmente NOTON è ripartita quest’anno. Ci sono tante idee e progetti in mente, ed alcuni già in programma, con edizioni speciali e collaborazioni partendo dal Giappone fino a Berlino. L’intenzione generale è quella d’aprire sempre più alle collaborazioni esterne, ma centrando sempre il focus dell’etichetta sulla musica, i visual e la loro comunicazione interna. Ci sarà sicuramente un anno pieno…Una collaborazione in particolare già avviata da tempo ma riproposta poco fa è quella con Ryūichi Sakamoto, e l’album Glass che vede vanti a se degli show a Giugno.”

Nella tua carriera ci sono diverse collaborazioni con grandi artisti, uno tra i quali Mika Vainio. Cosa porti dentro di te circa questa collaborazione?

Mika è stato una grande perdita, un gradissimo personaggio che ha dato molto a me e a tanti altri, che sicuramente a livello musicale è stato una forte influenza. Ricordo Mika come qualcuno da considerare come una sorta di genio, un designer del suono con un’impronta sonica compitamente originale e individuale. Ci sono diversi lavori che abbiamo fatto assieme mai pubblicati, e sicuramente mi piacerebbe pubblicarli in un futuro, per qualche appassionato o collezionista che voglia interessarsi.”

La tua carriera è fortemente legata a Berlino, una città che per molti anni è stata destinazione di moltissimi giovani motivati a far parte del movimento della musica elettronica. Come pensi sia cambiata nel corso del tempo a livello musicale musicale? 

“Si, la scena berlinese è veramente libera e da molto spazio alle creazione di idee, progetti ed possibilità espressive. É stato molto interessante vedere come tutto fosse molto diverso prima dell’unificazione, e di come si siano modificate le cose di conseguenza, di come si siano potute costruite nuove e differenti possibilità. C’è stata quell’evento ed occasione che ha potuto creare diverse situazioni locali, che portano a realtà dove s’incontrano diverse persone, tutte con il loro background e loro influenze. Per di più nel corso del tempo c’è sicuramente stato un grande hype riguardo la techno perché ci sono club iconici come il Berghain, e tanti ne parlano, ma ci sono anche tante altre realtà e spazi per forme d’espressione dimensionale diverse.”

ENGLISH VERSION

After a first listening I think that it’s clear that your choice is to bring the listener in a modern, spacious and zen place.  Do you believe that could be right  to think of these kind of elements, as important parts of your way of communication? How was your approach when you decided to follow that way of composition, which is in balance between experimentation and electronics groove?  

“Basically, there’s a a simple idea that consists on the fact that the elements represent what you’re really interested on. The description that you’ve described,  between experimentations and groove, it’s a really good description that’s define the executive ambient of listening: modern, spacious and zen area; even if I think the work it’s not so extremely experimental, but surely more distant and different from the others, that generally are produced in the electronic music scene. In this work it was extremely important for the final expression the will of using rhythm patterns to create an idea with more groove, combined to sound objects and events, noise or ambient. For me it’s a part of music, it’a a part of life to experiment and risk more, as person and artist, go trought and go over to create and find something more, something that’s different.”

 Your new UNIEQAV album, that you’ve described as a “sonically representation of an underwater dive” will be released in the middle of March; This is the last chapter of the trilogy that includes Unitxt ‘and’ Univrs’.  How can you translate all these works in only one concept? Can you explain us the common point of view?

“If you see all the three records from a different angle, the first compared to the last one feels more organic, I would say the last one could be percepite as stronger and maybe more full of editing. The metaphor “sonically representation of an underwater dive” describe exactly what I wanted to convey with this work,‘cause I see all the pieces, all the parts, even some tracks less strong, as something that becomes a kind of journey.”

I’ve always liked your way of using the video as a material that improves and completes the sound itself. What kind of perfomance your’re thinking for the up-coming appointments? Are you thinking to perform also in Italy? 

“I’ve already started to perform the new album, Accutally I’ve already done three shows the last week, one in Berlin, one in Paris and one in London. We’re now looking for a perfect location in Milan, it would be amazing, but we can’t say noting yet. There’s a track in particular in the album, that plays a collaborations with Anne-James Chaton, the title is UniDNA. During the live I’m using also visual material, because I’m using words and letters as visuals, I see at these as a connection with the sound material. The beauty of the sound, or maybe one of its beauty, consists in the fact that anyone can build a space around himself to give more opportunities of expression to the ideas, to open doors at more projects, find inspiration and it can express something more at least.”

We know that in June you’ll perform at Sonar in Barcelona. You have been a guest at the Catalan festival for several years. Do you think that more events like the Sonar should include more experimental projects in their line-up, with innovative acts in electronic? 

“To be honest I think that, as I can saw in the already done performances, people are happy and was happy to assist at different shows. I think that the promoters has to risk more, trying to break the standard lines up to bring in their clubs or festivals more experimental projects, more linked to evolutions and innovative acts in the electronic scene. One of the biggest problem is that generally the audience is underestimated, or the biggest part of that, but I think that there are more people as we can think, ready to approach and receive more.” 

You started your label, NOTON, in 1994 before the collabs with RasterMusic that worked until 2017. Returning to the origins of the labels, now you run NOTON separately. Can you give us some informations about NOTON’s upcoming releases or collaborations you are working on?

“Basically NOTON restarted with more planning this year. There’s a lot of ideas and projects in my mind, with special editions and special collaborations from Japan to Berlin. The general intention is to be more open to collaborations, but of course centering the focus of the label on the music, visuals and the communication itself. It will be a full year, as a collaboration already started years ago with with Ryūichi Sakamoto, with GLASS that will see in the future three shows in June.”

In your career you have collaborated with many great artists, among them there is Mika Vainio. What do you remember about this collaboration?
“I think that was very sad that Mika died, it’s a really big lost, a big artis that gave a lot to me, and to more others for sure. He was a strong music influence. I remember Mika was someone that I want to consider a genius, he designed a sonic approach that was very unique and original with an incredible sonic impact. We’ve done different works together that we never put out, so I hope to release something in a future for someone that wants to collect something. “

Your career is strongly linked to Berlin, the city that for many years has been a destination for many young people motivated to make electronic music. How has the Berlin scene changed during the last years?

“Yes, in Berlin the scene is really free and gives more space to the creation of ideas, projects and expressive possibilities. It was really interesting to see how everything was different before the unification and how the things are changed during the years, creating new and different possibilities. There’s been the chance for people to create different situations where to meet, bringing all their personal background and influences. For sure there is now a big influence of the techno music with iconical clubs like the Berghain, and a lot of people talk about it, but there are also spaces and realities to share different forms of expressions.”

 

 Intervista in collaborazione con Fabrizio Montini Trotti