Anche quest’anno i DJ della scuderia Bonzai saranno al Tomorrowland con un’esibizione confermata per sabato 18 luglio 2026. Nel mentre, la leggendaria etichetta belga continua a celebrare la sua eredità classica con nuove pubblicazioni rimasterizzate e remix, inclusi i lavori di Bonzai All Stars e le riedizioni di classici Progressive e Trance.

Sabato 18 luglio 2026 la Bonzai Records tornerà ad esser parte del Tomorrowland, l’ormai celeberrimo festival di musica elettronica che si svolge in Belgio dal 2005 e organizzato dalla ID&T (la stessa realtà che sta dietro il Thunderdome, di cui abbiamo ampiamente scritto QUI) nel parco De Schorre, nei pressi della cittadina di Boom (vicino ad Anversa e Bruxelles).

Bonzai Records: qualche curiosità e cenni storici

La Bonzai Records, iconica etichetta belga di musica elettronica (nello specifico di Hardcore, Techno, Trance, Hard Trance e Progressive), venne fondata nel 1992 da DJ Fly (Christian Pieters) assieme a Yves Deruyter e Franky Jones (Frank Sels) nel “Cockpit”, un piccolo studio di registrazione realizzato nel retro del negozio di dischi The Blitz, che era stato aperto un paio di anni prima a Deurne, alle porte di Anversa, e che in breve tempo divenne punto di riferimento e di ritrovo per numerosi DJ e compositori dell’epoca.

Christian Pieters aka DJ Fly.
Il negozio di dischi “The Blitz” a Deurne, alle porte di Anversa, negli anni 1994/95.

Nel 1990 apro un negozio di dischi specializzato per DJ, il Blitz, frequentato da Yves Deruyter, CJ Bolland, Franky Jones, Bountyhunter, DJ Ghost e molti altri. Confrontarmi quotidianamente con loro mi fece venire l’idea di allestire un piccolo studio di registrazione nel retro dello stesso negozio. Il nome Bonzai fu partorito dalla mia immaginazione e fantasia e poi, con l’aiuto di un amico grafico professionista, Alec, misi a punto il logo. [DJ Fly, da un’intervista rilasciata a Decadance]

Il logo della Bonzai Records, con l’iconico albero bonsai (l’albero in miniatura giapponese), ha uno stile orientale, e i caratteri della scritta richiamano il giapponese o “kanji”. Il nome “Bonzai” sembra anche riferirsi a banzai, esclamazione giapponese che significa “diecimila anni”, spesso usata come augurio di lunga vita o nel contesto dei samurai. Quando DJ Fly ideò questo logo con l’aiuto del suo amico grafico Alec, aveva intenzione proprio di richiamare l’estetica orientale, pulita ma d’impatto. In pratica il logo venne progettato per essere facilmente riconoscibile e stampabile su merchandising (magliette, felpe, adesivi) che andava a ruba nella scena rave/hardcore/techno dell’epoca. Il cerchio rosso spesso associato al logo, inoltre, richiama il sole nascente giapponese, che combinato con caratteri orientali stilizzati, crea un contrasto netto tra la musica techno europea e l’estetica orientale.

La Bonzai è un’ex sublabel della Lightning Records, altra casa discografica di Anversa, che però dichiarò bancarotta nel 2003. Fu così che DJ Fly con gli altri decise di dar vita alla Banshee Worx. La Bonzai allora cambiò il suo nome in Bonzai Music sotto la società Backcatalogue BVBA, ove viene continuata la numerazione del catalogo Bonzai Records. Nonostante il proclamato intento di restare fedeli allo spirito degli esordi, da quando è stata fondata la Banshee Work nel 2003 si è avuto un cambio di direzione musicale, passando “from Trance over Progressive Trance to Progressive House“. Nel 2014, la Bonzai Progressive ha prodotto Progressive House, Tech House, Deep House, Techno e Chill Out sotto varie sublabel, tra cui Bonzai Progressive, Eyepatch, Bonzai Elemental, Green Martian, Progrez e Monog Records.

Tutto iniziò, dunque, con un piccolo studio di registrazione all’interno di un negozio di musica e si è evoluto fino a quando la Sony Records staccò un assegno da 1 milione di dollari e venne creata anche una linea di abbigliamento iconico: c’è stato un periodo in cui la Bonzai vendeva persino più merchandising che musica. Nella maggior parte dei club succedeva che la maggior parte delle persone indossava qualche capo o gadget legato alla Bonzai, quindi il marchio Bonzai era sicuramente considerato un “hype” all’epoca. Un’altra cosa positiva dell’etichetta discografica era che pubblicava circa il 90% dei brani prodotti dai suoi artisti.

In occasione del 25esimo anniversario della Bonzai, sul canale YouTube di Red Bull Elektropedia venne pubblicato il seguente documentario che vale sicuramente la pena vedere: in esso non solo si parla della storia della label, con focus sulla costruzione e ascesa dell’impero musicale che ne derivò, ma si affronta anche la sua realtà attuale e il declino conosciuto a causa della pirateria e delle tecnologie in evoluzione, e di come le persone stanno reagendo a tutti questi cambiamenti.

Liza ‘N’ Eliaz firma la prima uscita Bonzai col nome di Stockhousen

A firmare la prima uscita per la Bonzai è stata una vera e propria fuoriclasse dell’elettronica: la “Queen of Terror” Liza ‘N’ Eliaz.

Liza ‘N’ Eliaz

Liza ‘N’ Eliza (26 febbraio 1958 – 19 febbraio 2001), DJ e producer belga di Hardcore/Speedcore spesso ricordata come “leader spirituale” del movimento dei free parties in Francia e per le sue abilità di mixaggio con quattro giradischi, iniziò la sua carriera studiando musica classica e il pianoforte, per poi passare negli anni Ottanta alle tastiere entrando a far parte di diversi gruppi rock e new wave. Negli anni Novanta, quando cominciò a frequentare la scena rave, si innamorò della Gabber.

Liza ‘N’ Eliaz vantava collaborazioni con artisti del calibro di DJ Dano, Laurent Ho e The Prophet e per la Bonzai ha prodotto tracce col nome di Stockhousen, come, per esempio, “A Fox May Hunt Too”, ed “E-mission”, che potete ascoltare qui di seguito e il cui titolo è già tutto un programma.

“E-Mission” venne scritta da Liza N’Eliaz assieme a Pieter Kuyl: poco più di 6 minuti di cassa dritta e pestate pesanti (non poteva essere altrimenti, stiamo parlando della “Queen of Terror”) con l’intento di trasmettere all’ascoltatore eccitazione frenetica e delirio incontrollabile.

Gli anni Novanta: il periodo magico per i “dischi dalla copertina verde”

Ma andiamo dritti al sodo della musica che vogliamo farvi ascoltare: il focus sarà dunque, come diceva qualcuno, quello che è stato

il periodo magico per i dischi dalla copertina verde, periodo in cui ogni colpo arrivava al bersaglio, soprattutto nei Paesi Bassi, in Germania, Svizzera e Italia, dove la Bonzai strinse un patto d’acciaio con la Progressive” [Frequencies]

Per questo, la tracklist che proporremo alle vostre orecchie è prettamente old school, includendo dischi registrati unicamente sotto etichetta Bonzai, quindi non sono incluse le varie sublabel di cui la Bonzai comunque si compone:

1. “The First Rebirth” è la pluri-passata traccia Hard Trance del duo Franky Jones (Frank Sels) & Axel Stephenson (David Brants) uscita per la Bonzai nel 1993. Questo lavoro ha avuto a che fare col giro delle discoteche tipo l’Insomnia di Ponsacco e l’Imperiale di Tirrenia (entrambe in provincia di Pisa), e il Red Zone di zona Casa del Diavolo in provincia di Perugia. È un anatema evergreen che racchiude in sé un caramelloso e dolce carillon che però trae energia da un reattore nucleare.

2. “Time Never Stops!” di The Blackmaster (vero nome Mike Dierickx), è una traccia Progressive Trance senza tempo, a very big tune, uscita in Italia nel 1998 (la label è infatti la Bozai Records Italy).

3. Go Backdei Leviathan, duo formato da Stefan Wuyts & Andreas Romero, è uscita in Belgio nel 1995, è targata Bonzai Jumps e sembra che il titolo voglia dirci “go back to the old school“. In stile Hard Trance, è apprezzatissima la scelta del cassone cupo mentre la musica sale in progressione.

4. Nel 1994 i Blue Alphabet, inizialmente formati da Christophe Vervroegen, David Brants, Gregory Dewindt e Peter Schiettekatte, pubblicarono Cybertrance” sotto marchio Bonzai Classics. Si tratta in effetti di un classicone caratterizzato da un bel basso in controtempo: per chi ha vissuto un certo tipo di musica in quegli anni ed ha frequentato determinate ambienti dove poterlo ballare, sono sicuramente brividi.

5. “Animals (Remix)” di Yves Deruyter, pubblicata nel 1993 in perfetto stile Hardcore Techno, è una traccia che viene ricordata soprattutto per quell’inciso perverso “woman having sex with animals”. Yves DeRuyter iniziò la sua carriera da DJ nel 1985 suonando in vari club in Belgio, come il Globe, La Rocca, e naturalmente allo Cherry Moon.

6. Rave Citydi Yves DeRuyter è il suo secondo singolo, uscito nel 1993 per la Bonzai in Belgio. Il brano è sostanzialmente Hard Trance/Techno: all’epoca conquistò il mercato tedesco fatturando 50 mila copie.

“The House of House”: l’inno celebrativo del club disco Cherry Moon

7. Ogni etichetta discografica che si rispetti ha il suo cavallo di battaglia, e quello della Bonzai Records è sicuramente “The House of House” del collettivo Cherry Moon Trax (di cui fecero parte diversi artisti, tra i quali lo stesso DeRuyter). Uscita nel 1994, “The House of House” è forse tra le tracce più famose della scena underground di quel periodo, l’inno celebrativo del club disco di Lokeren, in Belgio, lo Cherry Moon, che è stato attivo dal 1993 fino al 2013 e che entrerà nella leggenda della Club Culture per essere stato il quartier generale della scena.

8. “Mayday Dream”, traccia del 1994 del collettivo belga Techno/Hard Trance Dream Your Dream formato da Karim Boux e Roel Reynders. Lo stile è Hardcore/Techno/Hard Trance. Dopo i primi 2 minuti e 40 secondi di epicità, la traccia sembra subire una battuta d’arresto: ma è solo l’inizio!

9. “El Punto Final (Power Mix)” del duo Final Analyzis formato da David Brants e Peter Schiettekatte, è una oldschool hardcore track uscita in Belgio nel 1992 per la Bonzai, da alcuni – giustamente – definita come “The beginning of Gabber”.

10. Concludiamo in bellezza, perché traccia targata Bonzai più bella di “Whoops” di DJ Bountyhunter non ce n’è: early hardcore allo stato puro. Fa parte della Bonzai Compilation II – Extreme Chapter, uscita in Belgio nel 1993. Si tratta di un pezzo che fa scattare il sorrisetto immediato: se la si ascolta, non si può fare a meno di chiudere gli occhi immaginando se stessi mentre la si balla.