twenty − thirteen =

Un viaggio all’interno dell’eterogenea e variopinta personalità artistica di Bas Bron, il genio musicale dietro al personaggio di Fatima Yamaha.

Nel panorama musicale elettronico ci sono molti DJ che fanno il loro. Quando si parla di fare il proprio, non si usa quest’espressione con un’accezione dispregiativa, nemmeno sminuente. Semplicemente, molti disc jockey costruiscono la loro comfort zone e ne difendono i confini strenuamente.

No, non intendiamo elogiare a prescindere la contaminazione musicale. Ormai contaminare è diventato una tendenza come la catenina per gli occhiali e il septum al naso. Intendiamo parlare di un’altra cosa, che sposa il concetto di sperimentazione ma con uno step ulteriore. Non è fusione di generi, non è solo innovazione: è dare spazio alla propria multidimensionalità.

Perché non è detto che se ti piacciono i Kraftwerk non ti debbano piacere gli Wham. Ma insieme starebbero come i carciofi a merenda (forse) quindi meglio distinguerli. Per valorizzarli, per dar loro una dimensione integra, lontana da tutte quelle sporcizie. La fusione porta degli incroci, un po’ bastardi talvolta. Almeno nella musica elettronica.

Bas Bron ha deciso che voleva fare tanto ma farlo bene. Ha deciso che il solo Bas non sarebbe mai riuscito in questo intento così complesso e difficile. Per questo Bas Bron è uno, nessuno, centomila.

Si, la metafora pirandelliana non è un eufemismo quando si vuole raccontare la storia e la produzione di musicale di Bas Bron. Con un focus particolare sul prodotto più convincente degli ultimi anni: il personaggio di Fatima Yamaha. Ma questo alter ego è frutto di una ricerca e di numerose idee.

In Olanda probabilmente l’acronimo più celebre con il quale è conosciuto Bas Bron è Bastian. In particolare nel 2001, con “You have Got My Love” il disc jockey olandese raccolse un discreto successo. Al seguito del singolo, nello stesso anno, ci fu il suo primo EP intitolato “Ready”, con un piglio electropop, anche grazie all’utilizzo del Commodore 64 che restituì alle produzioni le tipiche sonorità anni ’90.

Il secondo lavoro firmato Bastian “It’s All Downhill From Here” esce nel 2003. Bas Bron riflette un’evoluzione all’electrofunk assorbendo nuovi elementi e regalando sonorità più scure e gravi. Nel 2007 esce anche il terzo EP del progetto chiamato “IV”.

Ma l’ultimo disco di Bastian si rivela un flop e Bas Bron entra in una fase frustrante in cui non riesce a esprimere totalmente sé stesso. Da questo nasce la volontà di non rinnegare il piglio di Bastian e di sfuggire totalmente da quel personaggio. Come? Inventandosene un altro.

Nel 2006 esce il primo album firmato Seymour Bits, “The Booty Pop Phantom”. Il passaggio è verso un sound ancor più electrofunk. Seymour Bits è un’altra persona, un programmatore di computer di 23 anni con la passione per i suoni electro. Nel 2010 esce l’album omonimo “Seymour Bits”, arricchito dalla collaborazione con la cantante Elizè.

Il progetto era nato come un tributo alla musica di Prince. Un’operazione più commerciale rispetto alle precedenti che raccoglie anche vocal hip hop, con quel carattere giovane e dinamico che mancava nelle produzioni di Bas Bron con il vecchio prodotto.

In contemporanea a Seymour Bits, Bas cura anche un altro progetto, completamente diverso. Nel 2005 nascono i De Jeugd van Tegenwoordig, gruppo hip hop di cui Bron è il produttore. Il gruppo è composto anche da Vieze FurWillie Wartaal e propone uno stile hip hop che mischia testi irriverenti a ritmi elettronici.

“Watskeburt” è il singolo di maggiore successo, che rimane per 7 settimane nella top 40 dei singoli più venduti in Olanda. Ma non è l’unico progetto che Bas Bron ha in collaborazione con terze persone.

Il duo Comtron con il batterista Rimer Veeman nasce idealmente nel 2002 indagando un’altra anima di Bas Bron, quella più funk. Questo progetto, però, vedrà la luce soltanto nel 2007 con la pubblicazione dell’EP “Follow The Money” su Rush Hour Recordings. Il disco è un concentrato di electro che viaggia a ritmi più serrati. Il pubblico tedesco apprezza, quello olandese un po’ meno.

Ma nessuno di questi progetti è riuscito a eguagliare il successo e l’apprezzamento di Fatima Yamaha.

La storia di Bas Bron-Fatima Yamaha inizia proprio con quel disco che ha cambiato la sua vita. Nel 2004 su D1 Recordings esce “What’s A Girl To Do” , una traccia che non suscita subito l’interesse del pubblico. Passano 8 anni e la traccia viene ristampata su Dekmantel, conquistando senza dubbio il podio dei dischi più suonati di quell’annata.

Il segreto è forse la capacità di creare una traccia electro, malinconica ma seducente. La voce di Scarlett Johansson dal film “Lost in Translation” ripete che non sa chi dovrebbe essere e forse così sarà più facile. Il sample vocale si mischia a quel sound perfettamente, creando un’atmosfera fresca e triste allo stesso tempo.

Il perfetto disco da ascoltare e da suonare. Viene stampato su Magnetron, la label fondata da Bas Bron nel 2005 e presto diventa una perla immancabile nella borsa di DJ del calibro di Dixon Hudson Mohawke.

Fatima Yamaha è una nuova storia per Bas, che crea un nuovo personaggio. In questo caso una giovane donna nata da un padre giapponese ed una madre turca. “A Girl Between Two Worlds”, l’EP originario, è stato ristampato come “Between Worlds” riscuotendo successo e confermando l’interesse verso Yamaha.

A questo enorme consenso sono susseguiti altri due progetti discografici degni di nota. “Imaginary Lines”, uscito nel novembre 2015, ritorna a melodie limpide mixando l’elettronica di Detroit alle colonne sonore dei videogiochi giapponesi.

Un disco concettuale con un messaggio sottile: le linee immaginarie nella musica possono diventare vivide nella realtà. Non è un album facile, ma dopo qualche ascolto la forze seducente della musica di Yamaha riesce a risultare travolgente e non perdere lo spirito del primo lavoro discografico.

Segue nel 2017 la pubblicazione di “Araya” , l’album che non solo consacra, ma segna l’evoluzione del personaggio. Una donna sempre divisa tra due mondi e più sicura di sé, come dimostrano i synth decisi e un suono più estroverso e meno malinconico. Un disco che regala a Bas Bron la certezza della conferma.

L’ultimo lavoro è la colonna sonora per il cortometraggio “Heian” presentato durante l’ultima edizione dell’ADE dove Fatima Yamaha ha curato un suono più futuristico che sposasse e reinterpretasse in chiave musicale i temi del film.

Forse poter tracciare dettagliatamente il ritratto di un artista così poliedrico è un compito arduo ma riscrivere i passaggi e la sua visione della musica è interessante e di forte ispirazione. Trovare la propria strada non è facile e spesso ci si sente stretti nel dover tenere e difendere un’identità da cui noi stessi vorremo scappare.

La storia di Bas Bron è una storia di musica ma una biografia da leggere e comprendere sia nelle sue tracce che nelle sue scelte. Non comuni, discutibili ma nel pieno rispetto della propria essenza.