nineteen + = twenty five

I The Prodigy, la band che ha rivoluzionato la musica degli anni ’90, raccontata attraverso 10 tracce fondamentali e attraverso l’indimenticabile voce e carisma di Keith Flint. 

Nonostante siano trascorsi molti anni, il nome The Prodigy continua a essere associato a una vera e propria rivoluzione artistica e culturale.

Parliamo di rivoluzione artistica perché per la prima volta un solo progetto è riuscito a mettere insieme la dance elettronica al big beat.

Mentre da un punto di vista culturale e sociale, i The Prodigy hanno il merito di aver portato cultura rave, dal mood così estremo, in cima alle classifiche dei dischi più venduti.

Ne abbiamo parlato ampiamente in un nostro articolo che riprendeva ‘The Prodigy Evolution’, un documentario non ufficiale dedicato proprio alla band britannica.

Alla luce della recente scomparsa di Keith Flint, frontman del gruppo, abbiamo deciso di raccontare l’incredibile percorso dei The Prodigy attraverso 10 tracce fondamentali.

#1 Charly / Trip Into Drum And Bass Version – Experience (1991)

Per rendere giustizia ad un progetto tanto meritevole bisogna dare uno sguardo a quello che forse è stato il primo vero grande successo della band.

Estratto da ‘Experience’, l’album di debutto della band britannica, ‘Charly’ è senza alcun dubbio un’altra traccia da porre nella bacheca dei brani indimenticabili.

Indimenticabile perché geniale ma incompresa al tempo stesso, visto che all’uscita ha scatenato non poche polemiche dell’opinione pubblica.

Un sound inconfondibile che riascoltato oggi si rivela sorprendentemente attuale, nonostante l’omonimo album dal quale abbiamo estratto la traccia in questione, è uscito a cavallo tra il 1991 e il 1992.

Sono state realizzate più rivisitazioni della stessa traccia ma noi vogliamo porre alla vostra attenzione quella forse più ballata.

#2 Android – What Evil Lurks (1991)

Adesso parliamo di ‘Android’, singolo estratto dall’EP ‘What Evil Lurks’ in uscita su XL Recordings nel lontano 1991.

Molti dei nostri lettori ricorderanno questa traccia per aver trascorso con essa le migliori notti nei club più in voga dell’epoca.

‘Android’ è stato una sorta di esperimento, andato assolutamente a buon fine. Un brano capace di scuotere gli animi di tutti i presenti, grazie ad un mix tra breakbeat, contaminazioni techno e un vocal pronto a rendere il tutto maledettamente orecchiabile.

#3 Out Of Space – Experience (1992)

Non si può tracciare il percorso dei The Prodigy senza menzionare ‘Out Of Space’. La traccia è stata il quarto singolo in uscita del progetto.

Questo singolo ha comunicato nel 1992 che per fare buona musica non occorreva sottostare ad alcun tipo di regola.

Anzi se ci fossero state delle regole i Prodigy le avrebbero infrante tutte con questo brano.

Per quale motivo? Perché in un solo brano si è riusciti a congiungere il ritmo dolce e sognante del reggae, con il vocal campionato di ‘Critical Beatdown’ degli Ultramagnetic MCs, band hip hop neyorkese.

Con il risultato di un sound nuovo e divertente, che all’epoca ha fatto notizia assieme al video che riprende proprio il tema rave che negli anni ’90 era diffuso quanto criticato.

#4 No Good (Start the Dance) – Music for the Jilted Generation (1994)

Il 1994 è stato per i Prodigy un anno veramente importante. In quello stesso anno il gruppo britannico ha lanciato una serie di successi e tra questi ricordiamo ‘No Good’.

‘No Good’ con il suo ritornello che intona “You’re no good for me, I don’t need nobody” ha stregato intere generazioni e continua a essere presente nei dj set dei più grandi artisti contemporanei.

Un disco che ha sorpreso tutto il panorama della musica elettronica al punto da far guadagnare alla band un disco d’oro in Germania.

#5 Vodoo People – Music for the Jilted Generation (1994)

Siamo sempre nel 1994 e ‘No Good’ ha già riscosso un notevole successo. Dallo stesso album ‘Music for the Jilted Generation’, i The Prodigy lanciano un nuovo estratto, destinato anch’esso a diventare un tormentone.

‘Vodoo People’ è stato un brano storico, che ha abbattuto tutte le frontiere immaginabili. È stato forse il singolo più ascoltato nel corso del tempo.

Il brano è stato utilizzato come colonna sonora di numerosi spot televisivi e in tempi più recenti anche per programmi radio e tv.

Anche in questo caso, come nel singolo precedente, troviamo un vocal campionato che ha sicuramente lasciato il segno in ognuno di noi dalla prima volta che lo abbiamo ascoltato “magic people vodoo people”.

#6 Poison – Music for the Jilted Generation (1995)

‘Poison’ rappresenta per i Prodigy un altro traguardo notevole. Anche questo brano è stato estratto da ‘Music For The Jilted Generation’.

Il quarto singolo del gruppo ha confermato il tentativo  ben riuscito di riportare all’attenzione degli ascoltatori sonorità nettamente distanti da quelle che cavalcavano l’onda negli anni 90.

Anche in questa occasione non ascoltiamo un disco dance ma bensì una base di big beat con alcune voci campionate che una volta udite difficilmente riusciranno a uscire dalla vostra testa.

#7 Firestarter – The Fat of the Land (1996)

‘Firestarter’ è una traccia iconica. Rappresenta per il percorso artistico dei The Prodigy uno scalino importante verso la vetta.

Il brano è rimasto in cima alla classifica Official Singles Chart per ben tre settimane e ha conquistato anche il piccolo schermo, essendo scelto come colonna sonora della serie tv ‘Squadra Speciale Cobra 11’, ma anche il mondo dei videogame grazie a ‘Wipeout 2097’.

Questa traccia ha segnato l’inizio di un nuovo capitolo sempre più fiorente per i Prodigy. ‘Firestarter’ è stato infatti il primo singolo dell’album ‘The Fat of the Land’, salutando così i grandi successi firmati con ‘Music For The Jilted Generation’.

#8 Smack Bitch Up –  ‘The Fat of the Land’ (1997)

Dopo aver dimostrato cosa erano capaci di fare un gruppo di ragazzi cresciuti nei bassifondi, i The Prodigy con ‘The Fat Of The Land’ hanno ribadito la necessità di rendere la trasgressione alla portata di tutti.

Il secondo singolo estratto dall’album è la prova evidente che la band amava mettersi al centro delle polemiche e che in un certo senso amava prendersi gioco dell’opinione pubblica.

Le invettive all’epoca scattarono a causa del titolo del brano in questione, “Smack My Bitch Up” ha infatti un doppio senso celato dietro quella che potrebbe sembrare solo una parola di cattivo gusto.

Sono state date diverse interpretazioni sia del testo che del titolo stesso del brano. Alcuni sostenevano che si alludesse all’eroina e alle droghe visto che con il termine “smack“veniva indicata l’eroina.

Per altri era solo l’ennesima provocazione della band più trasgressiva del momento.

#9 Omen – Invaders Must Die (2009)

Ci siamo lasciati alle spalle gli anni ’90 e abbiamo cercato di fare un salto in avanti. Nel 2009 i The Prodigy hanno rilasciato ‘Omen’.

Anche se sono trascorsi molti anni dagli inizi dell’attività del progetto, i Prodigy riescono a resistere al tempo e alle tendenze.

Anzi non si accontentano di essere una voce del gregge ma bensì continuano a dettare le proprie regole per la propria musica, continuando a riempire stadi e grandi spazi.

Le performance dei Prodigy iniziano infatti a essere sempre più attese da un numero sempre più ambizioso di ascoltatori.

‘Omen’ racchiude ancora quel beat che ha contraddistinto da sempre il sound del progetto inglese, ma stavolta il frontman ha davvero impugnato il microfono e gettato sul palco tutta l’energia che racchiudeva dentro sé.

#10 The Day Is My Enemy – The Day Is My Enemy (2015)

E se le tracce prima elencate hanno suscitato in qualcuno di voi nostalgia di epoche mai vissute, questa scelta per chiudere questo percorso è stata promossa in tempi molto più recenti.

Potrete dire di aver assistito alla nascita di un capolavoro anche voi, perché ‘The Day Is My Enemy’ è un diamante raro, pubblicato nel 2015, in un periodo in cui la società e il mercato musicale sembravano profondamente in crisi.

I The Prodigy infatti nel corso del tempo non sono mai scesi a compromessi e hanno promosso sempre e solo la propria musica.

Hanno rivitalizzato quella parte più oscura della scena artistica, contro la quale tutti inveivano facilmente.

‘The Day Is My Enemy’, tratto dall’omonimo album, ha dimostrato che se una cosa funziona non c’è bisogno di cambiarla.