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A pochi mesi dopo la notizia della morte del frontman dei Prodigy Keith Flint sono emerse ultime indiscrezioni che potrebbero cambiare il corso delle indagini.

Keith Flint fu trovato senza vita nella sua abitazione di Dunmow, nell’Essex, lo scorso 4 marzo all’età di 49 anni e fin da subito sono emersi accertamenti che spiegavano come la causa della morte fosse imputabile a un’impiccagione volontaria compiuta in seguito all’abuso di droghe e bevande alcoliche.

Alla fine di luglio, durante un’udienza pubblica, Caroline Beasley-Murray, senior procuratore dell’Essex, ha dichiarato: “Viste tutte le circostanze, non trovo che ci siano prove sufficienti per il suicidio”.

Infatti, dopo attente analisi e prove scientifiche, non sono emerse circostanze sospette per concludere che Flint si sia tolto la vita. Alla domanda “possono essere coinvolte altre persone?”, Beasley-Murray ha negato e non risultano prove sufficienti per descrivere la morte come “uno scherzo dove tutto è andato terribilmente storto”. Quindi, Cos’è accaduto quel giorno?

Non sapremo mai esattamente cosa stava succedendo nella sua mente in quella data”, ha affermato il magistrato inglese incaricato del caso. La famiglia di Flint e il suo manager non erano presenti all’udienza e nessun testimone è stato chiamato a fornire possibili prove sulla vicenda avvenuta.

In un’intervista esclusiva rilasciata su un giornale inglese, Liam Howlett e Maxim, legati dalla musica e non solo a Keith, hanno definito l’amico scomparso come “un vero pioniere, innovatore e una leggenda” dedicandogli una lettera in cui lo definivano  “fratello e migliore amico” e dicendo che “ci mancherà per sempre”.

Il gruppo ha pubblicato l’ultimo album “No Tourists” a novembre dell’anno scorso, segnando il suo settimo record consecutivo.