Il 20 settembre si è tenuto al Bunker di Torino il festival Outloud, organizzato da Outcast e Loud Contact e noi di Parkett lo abbiamo vissuto a pieno. Ecco come è andata.

 Outloud è il festival organizzato da Outcast, collettivo nato e attivo da più di 12 anni a Torino, e Loud Contact, realtà di Barcellona che dal 2011 organizza eventi di stampo internazionale, tra cui l’Off Week durante il Sonar. La loro unione ha dato origine all’organizzazione del festival Outloud il 20 settembre scorso presso il Bunker di Torino. Noi di Parkett abbiamo avuto il piacere di partecipare, e vi raccontiamo come è andata.

Outloud, photo by Ilum Collettivo

Tra gli artisti presenti impossibile non nominare Jeff Mills, Ricardo Villalobos, Ruiz OSC1, Nicolas Lutz, Francesco Del Garda, Kittin, Dr. Rubinstein, Brasi, Lumiere, Christian AB, Gabbs e tanti altri. Tutti lì con l’unico scopo di rendere Outloud un’esperienza internazionale di alto livello.

Timetable Outloud

La timetable del festival è stata gestita in 7 diversi stage, per permettere ai numerosi artisti di esibirsi tra la parte diurna e quella notturna con:

2 stage all’aperto, Auditorio e Atrium, attivi fino alle 24, in cui, tra i tanti, hanno suonato Jeff Mills, Kittin, Ricardo Villalobos e Francesco Del Garda;
2 area chill, Zen e Oasis;
1 stage al chiuso sempre aperto, il Signal;
• 2 stage al chiuso attivi dalle 24, il Wake e il Temple.

AD OGNI ARTISTA, IL PROPRIO STAGE

AUDITORIO

Per l’Auditorio non potevamo che iniziare con Jeff Mills. Il suo live è stata un’esplosione: 2 ore intense di un set perfettamente in linea con le tracce dell’artista. Sul palco ha portato sperimentazione, esperienza e forte energia, soprattutto con l’iconico brano “The Bells”, momento apice del festival. Ogni volta che Jeff Mills si esibisce, la sua techno ricercata ed autentica ci porta in un’altra dimensione. Un misticismo innato e bellissimo.

Kittin è stata la piacevole riscoperta di una regina indiscussa della techno. Drop precisi, beat ultrasonici, ha condotto il crowd dal giorno alla notte con una maestria indiscussa: lei sa davvero come incendiare un festival. Vederla, poi, ballare durante tutta la performance di Jeff Mills è stato qualcosa che è andato ben oltre le aspettative. Quella sera, sullo stage Auditorio di Torino, si è scritto un pezzo di storia.

Kittin, photo by Llum Collettivo

ATRIUM

Nello stesso orario, qualche metro più in là, avveniva il classico, ma sempre sorprendente B2B di Ricardo Villalobos e Raresh. Che dire? Insieme hanno messo in scena il loro sound unico, caratterizzato da influenze minimal e l’energia quasi circense che li contraddistingue. Senza perdere la propria identità, i due hanno saputo dimostrare una perfetta armonia e sincronia per tutto il set. Non avevamo aspettative diverse. Una pista così calda, Torino, non la vedeva da un po’.

Ricardo Villalobos B2B Raresh, photo by Ilum Collettivo

TEMPLE

Il Temple ha saputo riportare tutti alla realtà, con un’apertura piena di beat di Gabbs che, in sostituzione all’ultimo minuto di Christian AB che non ha potuto essere presente, ha mantenuto la tensione narrativa del festival alta e carica di energia, proprio come nel suo set del pomeriggio all’Atrium. Che dire, Gabbs non delude mai 🙂
Dopo di lui un Nicolas Lutz potente e sorprendente: techno dritta, break mai noiosa e una spolverata di tracce sperimentali che hanno confermato che, da sempre, il suo lo sa fare egregiamente. Lo stage è stato chiuso fino alle prime luci del giorno da un Onur Özer fuori dal comune e sopra tutti gli standard. House, trance, progr, techno: una miscela inconfondibile di stile e ricerca che solo un artista come Onur, dopo tanti anni, riesce a rendere ancora così inaspettatamente poetica.

Nicolas Lutz, photo by Ilum Collettivo

SIGNAL

Lo stage Signal è stato lo stage indoor sempre aperto, perfetto per chi volesse sentire il calore del club anche durante un festival così grande. Il B2B di Lumiere e Anah ha portato il sapore di Loud Contact a Torino, accendendo le prime luci del giorno con un sound fresco ma intenso: due ragazze che sanno tenere la pista e come farla divertire. Ad aprire il loro set i padroni di casa, Christian Sarde B2B Alex Dima: un groove accogliente che ha riempito la notte.

Lumiere, photo by Ilum Collettivo

WAKE

Dr Rubinstein non ha bisogno di molte presentazioni, anche se quella che gli è stata fatta in apertura da Emiliano Comollo, pietra miliare della scena elettronica Torinese, è stata davvero da manuale. L’astro sorridente della techno berlinese ha spostato gli organi della pista del Wake per le sue due ore di set, dinamico e fuori classe, in perfetto stile Rubinstein.

OASIS

L’alternarsi di artisti che si sono espressi con ritmi tra la downtempo e generi di difficile classificazione, – ma mai troppo spinti – all’Oasis, è stato un aspetto rivoluzionario e molto apprezzato di Outloud. Lo stage, pensato per chillare sui divanoni di fronte al laghetto artificiale del Bunker, ha raccolto i set e il live di Paul Lution per creare un flusso costante di sound ricercati e non scontati. Guaro, in chiusura, a nostro avviso tra i migliori del festival.

ZEN

Lo stage Zen è stato, dall’inizio alla fine, un’esplosione di colori. Proprio così, ogni set, a suo modo, ha dato pennellate che hanno fatto respirare un’aria frizzante a chiunque passasse dal cortile centrale del Bunker. Voodos & Taboos, duo di Torino che da anni porta il suo sound in giro per il mondo, ha confermato di essere un progetto sonoro poliedrico, che va ben oltre la comune “ricerca del disco”. Le influenze etniche e tribali hanno valorizzato il loro set in modo davvero sublime, portando la loro pista verso mondi lontani, in un meraviglioso viaggio collettivo di due ore. Dopo di loro Microklub, ovvero il b2b di Dizzy e Pabie, è stata l’avvolgente introduzione alla chiusura di Denaila b2b Bakked, che hanno inaspettatamente incendiato lo stage Zen con un set da main.

Lo stage Zen, photo by Ilum Collettivo

Le nostre considerazioni

Come prima edizione, Outloud può ritenersi soddisfatto nella sua totalità. Portare artisti di quel calibro in un festival in centro a una città, che sembrava ormai per certi aspetti addormentata, ha confermato il “saper fare” di due crew come Outcast e Loud Contact.

Piccolo aspetto penalizzante di questa esperienza – siamo pur sempre giornalisti, le palle un po’ le dobbiamo rompere – è stata la gestione dello stage Temple. Gli ingressi al suo interno, controllati da una security un po’ nervosetta, potrebbero aver fatto vivere momenti di non totale comfort a chi voleva entrare e uscire. Ma si sa, clubbing e raving non fanno proprio rima con comfort, quindi poche storie e ballare! 😉

Guardando indietro, conoscendo la scena torinese e italiana, mai nessuno recentemente è riuscito a mettere in piedi un evento di questo genere, rendendolo a livello artistico così autorevole e riuscito. Aver toccato con mano – e con orecchie – la realizzazione di questo progetto, ci fa ben sperare per le prossime eventuali edizioni e per le realtà in Italia in generale. Outloud è stato, prima di tutto, ispirazione.

Alessandra Sola & Alessandra Bianchini