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Ryuichi Sakamoto compie 69 anni il 17 gennaio

Classe 1952, Ryuichi Sakamoto è un’icona musicale contemporanea in grado di cambiare forma e di adattarsi nello spazio e nel tempo con innata propensione al cambiamento e, soprattutto, capace di tradurre in arte le proprie emozioni.

Pioniere della fusione tra musica etnica orientale e suoni occidentali, Sakamoto è per il grande pubblico prima di tutto un riconosciuto maestro della musica per immagini per aver composto colonne sonore minimaliste e orchestrali di grande successo, molte delle quali memorabili, come ad esempio gli score di Merry Christmas, Mr. Lawrence di Nagisa Oshima (1983), del capolavoro di Bernardo Bertolucci L’Ultimo Imperatore (1987) per la quale ha vinto il Premio Oscar e di The Revenant (2015) diretto dal plurpremiato filmaker messicano Alejandro Gonzalez Inarritu, realizzata in collaborazione con il chitarrista e frontman dei The National, Bryce Dessner e con il compositore tedesco Carsten Nicolai aka Alva Noto.

Ryuichi Sakamoto ha vissuto molte vite musicali nelle sue quasi 70 primavere.

Dalla metà degli anni ’70 ad oggi, Ryuichi ha sperimentato l’utilizzo delle macchine e dei synth di cui è stato tra i primi pionieri nella terra del sol levante per ribaltare i canoni della musica tradizionale nipponica a favore di un meltin’ pop elettronico, in grado di unire sonorità all’avanguardia, melodie orientali, sinfonie occidentali, sperimentazione nei territori del jazz: era questo, infatti, il substrato del sound inconfondibile della Yellow Magic Orchestra, collettivo seminale della scena J-Pop, fondato insieme al polistrumentista Harumi Hosono.

Gli Yellow Magic Orchestra sono stati considerati pionieri nell’applicazione di sintetizzatori, campionatori, sequencer, drum machine computer e tecnologie digitali agli stilemi della musica popolare, derivandoli dalla fascinazione per la computer music, dal sound dei primi videogame, dal sampling prima ancora che il concetto stesso di campionamento venisse codificato: molto di questa sperimentazione che ha portato il nome degli YMO ad essere associato alla prima esperienza in assoluto di techno-pop si deve proprio alle intuizioni e agli studi di Sakamoto.

Ryuichi, infatti, iniziò ad ultizzare strumenti elettronici tra cui i celebri sintetizzatori Buchla, Moog, e ARP Instruments durante gli studi universitari alla Tokyo National University of Fine Arts and Music.

Nonostante una grande ammirazione per il passato e una formazione classica con una dichiarata passione verso Debussy, Sakamoto iniziò quasi da subito a mettere insieme l’antico e il nuovo, le corde del pianoforte e lo spettro sonoro del synth, i Beatles idoli del pop a livello planetario e il principio di indeterminetezza di John Cage, Giorgio Moroder e i Kraftwerk, questi ultimi come oggetto indefinito, modello inusuale di elettronica minimalista.YMO

Sebbene queste suggestioni provenissero da mondi sonori e planetari profondamente diversi, appena trentenne Sakamoto riuscì a stratificare in album come Yellow Magic Orchestra (1978) e, soprattutto, Solid State Survivor (1979) e BGM (1981) quell’originale equilibrio tra i due emisferi pur mantenendoli sospesi in perfetto asse, proprio come la sua cifra stilistica, incastonata tra oriente ed occidente, resa in modo ancora più inconfondibile e marcata dallo stile dei suoi primi album solisti: Thousand Knives Of (1978), B-2 Unit (1980) e Left-Handed Dream (1981).

Pur attingendo dal formalismo e dall’estetica binaria dei Kraftwerk, Sakamoto ha impresso caratteristiche di unicità allo stile degli YMO, discostandosi tanto dai tentativi di emulazione dei modelli occidentali ed americani cui attingevano i musicisti conterranei dell’epoca quanto dalla musica tradizionale nipponica, aderendo allo spirito antinazionalista che animava le giovani generazioni giapponesi nel secondo dopoguerra fino a portarle a ripudiare i simboli dell’identità nazionale.

L’idea di provare a contrapporre al sound occidentale un’alternativa originale che fosse originaria del Giappone, confermò l’attitudine da newcomer di Sakamoto, il quale trovò proprio nella musica elettronica linfa creativa e propulsione ritmica capace di generare una reazione a catena che sarebbe durata per decenni: senza voler sminuire l’influenza sulla nascente scena techno-pop mondiale, infatti, la musica degli YMO è stata determinante nella formazione del suono cyberpunk ed è stata riconosciuta come proto-techno grazie anche ai primi utilizzi della fondamentale drum-machine Roland TR-808, strumento in grado meglio di altri di rappresentare in quel momento il suono del futuro prossimo.

YMO

Un sound che riascoltato oggi, superato un primo impatto inevitabilmente vintage, rimanda ad un’età d’oro della musica elettronica, colonna sonora della sfavillante Tokyo degli anni ’80; quest’ultima, laboratorio musicale ed epicentro in quel periodo di una vera e propria rivalutazione culturale, è descritta in modo impeccabile dalle accelerazioni del brano Technopolis dall’album Solid State Survivor, il cui DNA è stato ricombinato nel suono sviluppato dalla prima generazione dei pionieri della techno di Detroit, primi fra tutti Juan Atkins, Derrick May e Kevin Saunderson.

Echi dei Kraftwerk si distinguono anche nella synth track Behind the Mask (1978), mirabile esempio di chemical pop, che sarà citata e campionata da artisti mainstream, quali Michael Jackson ed Eric Clapton, oltre a diventare uno dei brani più campionati dai producer e DJ nel corso degli anni ’90.

Soltanto un anno dopo Solid State Survivor scritto per gli YMO, con il brano Riot in Lagos incluso nel suo secondo album solista B2-Unit, Sakamoto dimostrò di aver intuito in quale direzione sarebbe andata la musica elettronica negli anni a venire, al punto tale che la traccia, ancora oggi, è considerata il primo esempio di electro funk di matrice hip-hop, capace di influenzare lo stile di figure chiave della dance di quel periodo come, ad esempio, Afrika Bambaataa e i Mantronix, per loro stessa ammissione.

Lo stesso Sakamoto è rimasto negli anni particolarmente legato a questo brano, al punto da registrarne una versione per piano solo, inclusa nel suo album solista Playing The Piano uscito nel 2009.

B-2 Unit, tuttavia, on era una meteora nella produzione di Sakamoto ma un tassello di un percorso che ruotava intorno al perno dell’elettronica, grazie anche alla presenza delle radici afrobeat del produttore Dennis Bovell e di quel sistema linfatico costituito dai bassi pulsanti del synth che poi avrebbero rappresentato successivamente l’ossatura della jungle music e le prime propaggini del’IDM, fino a contaminare l’house e l’industrial techno.

Nel 2011 l’autorevole quotidiano inglese The Guardian ha inserito il brano Riot in Lagos nell’elenco dei 50 eventi chiave nella storia della musica elettronica.

Tra il Sakamoto sperimentatore underground dall’attitudine punk-elettronica degli esordi e il Sakamoto compositore di sinfonie per immagini, fa da trait d’union il Sakamoto minimalista che dagli anni ’90 in poi, spogliandosi progressivamente degli orpelli del pop, ha abbracciato uno stile compositivo per sottrazione, di cui sono un esempio non soltanto le performance in piano solo ma anche i i lavori di elettronica sperimentale in bilico tra glitch e IDM in duo con Alva Noto.

Sakamoto Alva Noto

Insieme hanno attraversato quel percorso quasi ventennale che parte da Vrioon (2002) scava in profondità con Insen, riemerge in Revep (2005), prende nuove direzioni con Utp_(2006) e Summvs (2011) fino a lambire l’idea di performance d’arte con i due recenti live album Glass (2018) e Two, live at Sidney Opera House (2019); su tutti il marchio inconfondibile della Raster Noton, oggi Noton, fucina artistica dell’infaticabile mastermind di Chemnitz.

Segni tangibili del passaggio su questo pianeta di Sakamoto, inoltre, sono presenti anche attraverso le innumerevoli collaborazioni con artisti che hanno fatto proprio il suo approccio compositivo e che ha incontrato sulla sua stessa frequenza spazio-temporale, tra i quali David Sylvian, Brian Wilson, Christian Fennesz, Laurie Anderson, Jacques e Paula Morelenbaum, Arto Lindsay e non da ultimo David Bowie; del Duca Bianco, di cui ricorrono in questi giorni i cinque anni dalla sua scomparsa, Sakamoto ha in più di un’occasione tessuto le lodi e ricordato la loro collaborazione, anche se “soltanto”, in qualità di attori coprotagonisti del film Merry Christmas Mr. Lawrence (titolo in italiano Furyo) di Nagisa Oshima, che è anche il titolo del piano theme più celebre del maestro di Tokyo.

Personalità profonda e capace di infinite sfaccettature, scintoista, noto anche per le sue prese di posizione ambientaliste, contro il nucleare e la deforestazione e a favore di una riappropriazione del rapporto tra l’uomo e la natura, Sakamoto è artista riservato, emblema della filosofia zen in senso autentico, quanto più lontano nell’utilizzo dei social dal concetto di influencer si possa immaginare ma allo stesso tempo testimone dei cambiamenti del nostro tempo che rielabora sempre in una dimensione visionaria, unica e personale.

Probabilmente oggi non c’è artista più contemporaneo di Sakamoto proprio per la sua prerogativa di lasciare segni della sua presenza nel corso della sua parabola artistica sottolineando attraverso l’arte i sentimenti, le paure, le contraddizioni, i grandi temi della vita e la sua caducità, che ha sperimentato in prima persona.

Negli ultimi due decenni sono innumerevoli le iniziative in campo artistico che Sakamoto ha condotto tra lavori in studio, live album, field recordings, performance d’arte e altre iniziative tra cui persino una playlist per il suo ristorante preferito che sarebbe impossibile enumerare tutte: tra le altre, ha curato la direzione artistica di un festival, ha rivisitato la musica tradizionale giapponese in un remix album con Tim Hecker, si è recato nel Mar Glaciale Artico per registrare il rumore dei ghiacciai che cedono per effetto del riscaldamento globale, ha riportato alla vita un pianoforte recuperato dalle macerie dello tsunami e ne ha fatto un simbolo della forza della rinascita del Giappone; nel 2018 ha trasformato in uno strumento musicale la Glass House costruita da Philip Johnson, in Connecticut, in occasione dellinstallazione curata dallartista connazionale Yayoi Kusama per celebrare il 110° anniversario della nascita dell’archistar statunintense.

Con lo stessa voglia di esplorare degli esordi, Sakamoto nel 2017 ha realizzato l’album async, un ritratto sonoro sul passare del tempo, composto dopo aver superato una lunga malattia per un tumore alla faringe. La musica, il lavoro e la vita hanno tutti un inizio e una fine”, ha dichiarato in un’intervista lo scorso anno. Quello che voglio fare ora è musica liberata dai vincoli del tempo”.

L’album, forte di un riscontro entusiasta di pubblico e critica, ha visto la luce anche in una fortunata remix version dal titolo async remodels con le ricostruzioni dei brani firmate, tra gli altri, da Oneothrix Point Never, Electric Youth, Arca, Johann Johannsson, Andy Stott, Cornelius, Christian Fennesz.

Per celebrare il suo ritorno sulle scene il regista Stephen Nomura Schible ha realizzato il documentario Coda, reso disponibile in streaming, che racconta il Sakamoto più intimo,  quella della riappropriazione della dimensione spirituale in risposta alla malattia, dell’impegno in favore dell’ambiente dopo il disastro nucleare di Fukushima, del ritorno alla creatività.

A fine novembre 2019 il suggestivo evento conclusivo del RomaEuropa Festival con la performance live intitolata Two insieme ad Alva Noto sembrava sancire in modo inequivocabile il ritorno sulle scene di Sakamoto e nulla faceva presagire il nuovo tsunami, questa volta globale, che avrebbe sconvolto le vite di tutti di li a pochi mesi.

Nonostante questa nuova sfida, Sakamoto è riuscito ad essere vicino al suo pubblico, agli artisti, alla comunità che negli anni più difficili l’ha sostenuto, ricambiando vicinanza e sostegno a tutti i suoi follower costretti all’isolamento, seppur in modo spirituale e musicale, lontano dai riflettori.

Un anno con Sakamoto.

Il 2020 è stato allo stesso tempo difficile e straordinario per Sakamoto, grazie alla sua innata capacità di vedere un’opportunità creativa anche tra la paura e l’incertezza delle prospettive minate dall’epidemia virale.

Per Ryuichi Sakamoto l’anno appena concluso è stata l’occasione per aprire i cassetti dei progetti accantonati e mai realizzati, curare ristampe di alcune pietre miliari della sua discografia, realizzare performance in live streaming, partecipare a festival e installazioni multimediali online, promuovere sue personali d’arte; iniziative che viste nel loro insieme rappresentano nuove intersezioni tra musica ed arte di cui il musicista, il cantautore, l’interprete, il produttore nonchè attivista è stato ispiratore.

L’anno appena concluso si è aperto con una release straordinaria, l’uscita della ristampa per l’etichetta francese WeWantSounds del primo disco in solo di Sakamoto, Thousand Knives Of del 1978, ripubblicato per la prima volta dopo decenni fuori dal Giappone con una nuova incisione recuperata dai nastri originali, impreziosito dall’artwork della prima edizione.

Alla riscoperta di un Sakamoto autenticamente synth-pop fa da contraltare il ritorno allo score per le immagini: esce infatti la colonna sonora di Proxima, il lungometraggio di fantascienza di Alice Woncour presentato pochi mesi prima in anteprima al Toronto Film Festival e, quasi in contemporanea, viene pubblicato il soundtrack del cortometraggio The Staggering Girl del regista italiano Luca Guadagnino, autore del film premiato con l’Oscar per la sceneggiatura non originale di “Chiamami col tuo nome”.

A febbraio Ryuichi Sakamoto lancia la prima iniziativa in risposta alla pandemia globale: la performance online Improvisation for Sonic Cure in segno di solidarietà con altri artisti asiatici promossa dal UCCA Center for Contemporary Art di Pechino nell’ambito del progetto multimediale Voluntary Garden, dedicato alla musica contemporanea cinese, realizzato su un palcoscenico sospeso sull’acqua all’interno dei suggestivi giardini classici di Suzhou.

Nello stesso periodo, viene annunciata una performance in onore di Laurie Anderson al Joe Pub di New York nel quartiere del Greenwich Village, luogo frequentato da personaggi che gravitano al mondo della musica e da artisti, da tempo presente nella mappa delle location newyorkesi più amate di Sakamoto.

Il secondo mese dell’anno lascia il posto anche ad un importante riconoscimento: il Vision Award 2020 assegnato dalla giuria del Locarno Film Festival, ancor più importante perché conferito ad un artista non filmaker.

Soltanto poche settimane dopo, a marzo, gli appassionati cultori della sakamoto atmosphere hanno potuto sperare di rientrare tra i 200 possessori del boxset in edizione limitata dal titolo Ryuichi Sakamoto 2019, 7 LP e 1 EP con tutte le colonne sonore composte nel corso dell’anno e una traccia inedita: nel cofanetto anche la pregiata carta karakami che il maestro utilizza per scrivere la musica e l’immancabile incenso che accompagna ogni sua performance.

Sakamoto Boxset

Nello stesso mese l’avveniristica Envelop SF, sala d’ascolto di sforma sferica situata a San Francisco e dotata di un’impianto audio all’avanguardia ha annunciato una listening session di async; quasi in contemporanea, per fare fronte all’assenza forzata dalle scene imposta dagli obblighi di distanziamento, Sakamoto ha realizzato il concerto in streaming “Live at National Sawdust”, registrata nell’auditorium della più stimata istituzione dedicata all’arte contemporanea di Brooklyn. 

In questa performance sperimentale viene affiancato dal musicista elettronico Taylor Deupree, dal sound artist & producer Joseph Branciforte e dal cantante di origini tedesche, candidato al Grammy, Theo Bleckmann.

In primavera viene distribuito anche in Europa in streaming e in formato fisico Coda, il film che racconta l’artista dopo la fine della malattia in un modo del tutto inedito: “volevo che questo film esplorasse come la consapevolezza di Ryuichi Sakamoto delle crisi ambientali, sociali, e perfino personali, sia alla base del cambiamento della sua espressione musicale. Fin dallinizio avevo in mente il titolo Coda perché volevo che il film approdasse a un finale musicale: alla nascita di una nuova canzone” ha dichiarato il registra in occasione dell’uscita.

Il 2 aprile 2020, qualche giorno prima che lo stato di emergenza venisse dichiarato in Giappone, Ryuichi Sakamoto, è  tra i primi artisti a organizzare un evento in live streaming: la performance viene trasmesso in diretta in diversi paesi con la regia live dei videomaker di Rhizomatiks la società dell’interaction designer Daito Manabe e i visual curati dal duo newyorkese Zakkubalan.

Nel mese di giugno un altro grande evento cinematografico accoglie un’opera di Ryuichi Sakamoto: sulla piattaforma online del Festival de Cannes viene diffuso il live streaming in anteprima esclusiva dell’undicesimo episodio della video serie Incomplete, ultimo tassello che si aggiunge ai dieci episodi pubblicati sul canale YouTube dell’artista.

Alla realizzazione nuovo capitolo collaborano Arto Lindsay e Laurie Anderson che si aggiungono all’elenco di partner presenti nella serie tra i quali Alva Noto, Lenzan Kudo, Christian Fennesz, Ross Kare, Khyam Allami e molti altri.

In questi tempi in cui le cose non sono ‘normali’, volevo documentare le sensazioni che provavo“, ha detto Sakamoto a proposito della serie Incomplete e del suo suggestivo concept visivo di immagini in bianco e nero che mostrano la luna nell’oscurità, edifici isolati e silenziosi, il mare di notte, gli alberi che fluttuano nel silenzio.

A settembre viene annunciata la ristampa del seminale album del 1981 Hidari No Yume (Left Handed Dream) per la prima volta fuori dal Giappone, rimasterizzato dai nastri originali del sound engineer dell’epoca Bernie Grundman, il disco verrà pubblicato a novembre per l’etichetta WeWantSounds.

Ryuichi-Sakamoto

Ryuichi Sakamoto trova il tempo per scrivere anche la colonna sonora di un nuovo film: si tratta Minamata, del regista Andrew Levitas, interpretato da Johnny Depp (che lo ha anche prodotto) nei panni di un fotoreporter americano che documenta gli effetti dell’avvelenamento da mercurio sui cittadini della città del Giappone che da il titolo alla pellicola.

Il 24 ottobre, in occasione dell’ultimo Record Store Day del scorso anno, esce in vinile edizione limitata la colonna sonora da lui composta per Smitherens, secondo episodio della quinta stagione della serie Black Mirror, con un artwork di copertina firmato da Alva Noto.

A novembre dai suoi canali social annuncia la più larga e onnicomprensiva retrospettiva sulla sua carriera che dovrebbe inaugurare a marzo 2021 presso lo spazio espositivo M Woods di Pechino.

Sakamoto Installation

Nelle settimane che precedono il voto per le presidenziali americane, con il claim “set out the vote” Sakamoto rilancia il suo impegno per la campagna a favore del voto per le elezioni americane, attraverso il collettivo newyorkese Ruckus da lui stesso fondato con altri artisti della comunità newyorkese.

Le iniziative e i progetti che prendono vita a dicembre chiudono un anno straordinariamente intenso e prolifico per Ryuichi.

Esce, infatti, BTS vol. 3 Art Box Project, la nuova collezione di ceramiche da lui stesso realizzate durante la sua permanenza in isolamento a New York negli ultimi mesi dell’anno appena trascorso.

 

 

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Per le classifiche di fine anno, autorevoli magazine di settore includono la colonna sonora di The Staggering Girl tra le migliori del 2020.

Il 12 dicembre Ryuichi Sakamoto porta in streaming il suo tezo concerto online durante il lockdown, presso l’auditorium della NHK, la radio nazionale giapponese.

Si tratta della prima performance in solo piano degli ultimi tredici anni, che viene trasmessa in diretta in 12 tra paesi e continenti anche se purtroppo in nessuno stato europeo.

Il concerto dal titolo Playing The Piano for the Isolated verrà probabilmente presto pubblicato in formato fisico e digitale dalla sua open label Commons.

Per aprire  il nuovo anno, NTS Radio ha annunciato per la mattina del 1 gennaio un regalo per gli ascoltatori: lo streaming di un’inedita conversazione tra Sakamoto e David Bowie, una conversazione recuperata da un nastro originale del 1983, anno che coincide con l’uscita di Merry Christmas Mr. Lawrence di Nagisa Oshima che li vedeva entrambi protagonisti, sia durante le riprese che lontano dal set.

Con questo evento dal carattere per certi versi simbolico, che ci riporta quasi all’inizio di questa storia, si conclude un anno straordinario della carriera di Ryuichi Sakamoto, denso di nuovi progetti artistici che hanno trovato spazio e forma nelle intercapedini nascoste tra le sue emozioni.

Per quel che ci riguarda, insieme a tutta la redazione, non possiamo fare altro che augurare i nostri migliori auguri ad uno degli artisti che continua a tenere accesa la nostra fiamma per la musica: happy birthday, Mr. Sakamoto.